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Lo Stato si occupi di finanziare la scuola pubblica

ROMA – Quest’anno arriva con largo anticipo lo schema di decreto di riparto del Fondo di Finanziamento Ordinario 2015.

Il decreto attende il parere  sia del CUN sia del CNSU, il quale si riunirà con il fine di fornirlo il 22 maggio. Come ogni anno LINK – Coordinamento Universitario sottoporrà un bozza di parere al Consiglio Nazionale Studenti Universitari. 

“Sebbene sia sicuramente positivo che il decreto di riparto di quest’anno sia arrivato in anticipo rispetto agli anni passati esso evidenzia subito una problematica grave – afferma Alberto Campailla – portavoce di LINK  – Coordinamento Universitario – e cioè che l’importo totale del FFO è diminuito. Da 7.010 miliardi siamo passati a 6.923 miliardi, con una perdita di ben 87 milioni. La mannaia della Legge di Stabilità non si è fatta attendere ed i tagli lì previsti sono arrivati a peggiorare la situazione di sottofinanziamento che attanaglia l’università. Questi tagli però sono ancora più scandalosi alla luce del decreto numero 906/14, emanato il 18 dicembre dello scorso anno, che ha assegnato ben 72,4 milioni alle università non statali  “. 

“Non possiamo accettare  – continua Campailla – che a fronte della situazione drammatica in cui versano i nostri atenei, lo stato si occupi di finanziare istituzioni non pubbliche. Questa è una vera beffa nei confronti delle migliaia di studenti e dipendenti degli atenei statali, che ogni anno vivono sulla loro pelle la riduzione delle risorse. Tasse sempre più alte e riduzione dell’offerta formativa ne sono un chiaro esempio in moltissimi atenei.”

“Ma  l’entità del finanziamento non è l’unico motivo di preoccupazione – aggiunge Campailla – notiamo infatti un ulteriore aumento della quota premiale che si assesta al 20% dopo il balzo di 4,5 punti percentuali dell’anno scorso. Resta netta la nostra contrarietà all’utilizzo del concetto di merito con il fine di incrementare una logica competitiva tra atenei che può risolversi solo in un aumento delle diseguaglianze già purtroppo esistenti nel Paese. Ormai non siamo gli unici a dire, lo ribadisce anche la CRUI,  che la quota premiale deve essere necessariamente aggiuntiva rispetto al fondo di finanziamento degli atenei, il quale deve essere sufficiente a garantire loro la possibilità di mantenere l’ offerta formativa ed un buon livello di ricerca.”

Altro fattore penalizzante sugli atenei, collegato alle carriere degli studenti, è l’ìindicatore contenuto nella quota premiale (parte didattica) che prevede un importo premiale basato sugli studenti che hanno conseguito i 20 crediti durante l’anno 2014. 

“Ora questo parametro  – conclude Campailla – si trasforma in una valutazione dell’effettiva carriera degli studenti, basato per altro su criteri meramente quantitativi, spingendo sempre di più gli atenei ad adottare politiche di penalizzazione degli studenti lenti oppure, in alternativa, a incentivare il conseguimento dei crediti tramite un abbassamento del livello degli esami o una riduzione dei contenuti dei diversi corsi. Per queste ragioni il parere che porteremo in Consiglio Nazionale Studenti Universitari sul decreto di riparto sarà negativo e chiediamo con forza che il Ministero apra un interlocuzione con il Cnsu rispetto alle modalita di suddivisione dei fondi ed alla loro entità”

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