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Università. Crollo iscrizioni, soprattutto al Sud

ROMA  – Crollo vertiginoso degli iscritti e immatricolati negli atenei italiani, in particolare in quelli del Meridione, una fotografia davvero ‘drammatica’. A sostenerlo è l’Unione degli universitari che commenta le cifre pubblicate dall’Anagrafe Nazionale Studenti Universitari del MIUR.

“I primi dati su immatricolazioni e iscrizioni per l’anno accademico 2014-15 sono purtroppo in linea con le nostre peggiori paure e previsioni: le prime analisi della nostra organizzazione parlano di un calo, rispetto lo scorso anno, degli immatricolati di 737 unità e addirittura di 71.784 studenti per quanto riguarda gli iscritti. Il dato sugli immatricolati, per quanto ridotto in assoluto, conferma la tendenza degli ultimi anni che vede un calo ormai costante e ininterrotto dall’anno accademico 2003-04”. A sostenerlo è Gianluca Scuccimarra, Coordinatore Nazionale UdU. Nel dettaglio dei dati aggregati per area geografica il crollo è concentrato tutto negli atenei meridionali. Di contro, nelle regioni del centro e nord Italia si assiste ad un leggero aumento di immatricolazioni: -3.343 immatricolati al Sud (-3,98% rispetto allo scorso anno) contro un +1.234 del Nord (+1,25%) e +1.372 del Centro (+1,58%). Evidente conferma per Scuccimarra che “si assiste ad una consistente migrazione di studenti dovuta allo squilibrio nelle politiche e nei finanziamenti per il diritto allo studio tra Sud e Centro e Nord Italia, con un forte propensione verso queste ultime a causa della maggiore certezza nel veder garantita l’erogazione di borse e servizi. Senza dimenticare il pesante incremento di numeri programmati a livello locale che ha colpito particolarmente gli atenei del Sud”.

Per l’Udu, il dato sugli iscritti complessivi (-71.784 in un solo anno pari ad un calo del 4,23%) indica che servono interventi immediati e strutturali senza i quali “l’università italiana rischia di morire definitivamente”. A contribuire al crollo degli studenti sarebbe anche un tasso di abbandono che “continua ad aumentare in modo esponenziale dall’ultima riforma Gelmini ad oggi. Non è un caso infatti che si tratti del dato più alto in assoluto di un trend negativo iniziato proprio nel 2010 e che ha portato gli iscritti totali del nostro sistema universitario a passare da 1.787.752 del 2010-11 agli attuali 1.624.208. Un dato che, se confermato, riporterebbe l’Università italiana indietro di 10 anni”. I dati pubblicati sono ancora provvisori, tuttavia l’organizzazione degli studenti sottolinea che “ad essi va sommato il possibile calo dei laureati di 37.616 unità (secondo i dati attualmente presenti sull”anagrafe sarebbe addirittura il primo e consistente calo dal 2003-04)”. “L’università italiana sta morendo e perde migliaia di studenti ogni mese. Di fronte a questo massacro – conclude il portavoce dell’Udu – pensare ad una Buona Università nata nelle stanze di partito e senza contatto con il mondo universitario sarebbe follia. E” ormai indispensabile affrontare le vere priorità dell’università, a partire dalle condizioni degli studenti: finanziamento reale del diritto allo studio da portare a livelli europei, riforma della tasse universitarie per ridurle e introdurre criteri uniformi di progressività ed equità a livello nazionale ed eliminazione dei numeri programmati per favorire l’iscrizione. Se questo non accadrà, se ancora una volta prevarranno slogan e visioni ideologiche, il punto di non ritorno per l’Università pubblica si avvicinerà inesorabilmente”. A questo link le elaborazioni complete dell’Udu: http://issuu.com/uduunionedegliuniversitari/docs/issu/1

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