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Archeologia. Un appello da Tarquinia: “Salviamo Porto Clementino dal degrado”

ROMA – E’ iniziata da alcuni giorni una raccolta firme per salvare dal degrado e dall’abbandono  l’area archeologica  e il porticciolo di Porto Clementino.

L’iniziativa, partita dopo un preliminare incontro con il sindaco Mazzola, il quale si è mostrato consapevole della gravità della situazione, ma anche impossibilitato ad agire direttamente come Comune, viste le competenze ricadenti sulla Regione Lazio, la sovrintendenza per i beni archeologici ed altri,  ha fondamentalmente assicurato il suo appoggio ad un movimento popolare   che sta riscuotendo il consenso di molti cittadini e soprattutto enti, tra gli altri hanno già aderito: il sindacato italiani balneari con la presidente Marzia Marzoli , il centro anziani con il suo Presidente Perugini Renato, gli anziani del modellismo con il sempre presente Vittorio Sensi, Antonelli Carlo per Assonautica Tarquinia e per i suoi film sul porticciolo , e tanti altri tra cui il sempre disponibile Bruno Ciuffatelli. Seguiranno ovviamente anche altre manifestazioni allo scopo di stimolare l’attenzione degli enti direttamente responsabili per legge dello Stato alla manutenzione e cura del sito e quindi le necessarie azioni di ripristino e salvaguardia. Dal 1° Luglio partirà la raccolta di firme presso gli stabilimenti balneari di Tarquinia Lido, gli sviluppi e gli aggiornamenti su questa importante battaglia di civiltà e giustizia, saranno pubblicate in seguito. 

Cenni sul  sito e le attività di scavo:

Gravisca (lat. Graviscae) Antico porto di Tarquinia e della medievale Corneto, noto con il nome di Porto Clementino. L’abitato etrusco (6°-3° sec. a.C.) aveva un’ampiezza molto maggiore della colonia romana a esso succeduta nel 2° sec. a.C. Nella parte non interessata da strutture romane sono state scoperte strutture di tipo emporico e un santuario greco (testimonianza della presenza di mercanti e forse di artigiani greci nel cuore dell’Etruria), con quattro fasi di vita principali dal 600 al 250 a.C.: i culti più sicuramente attestati sono quelli di Afrodite, Era, Demetra e Apollo. Notevoli i ritrovamenti di ceramiche di alta qualità, bronzi e avori; numerose le lucerne greche.

Dagli anni ’70 c.a. l’area archeologica di Gravisca, al porto Clementino, a Tarquinia Lido, regala incredibili sorprese. Il professor Mario Torelli, luminare dell’archeologia etrusca, sin dalla fine degli anni ’60 ha lavorato in questi luoghi, portando alla luce decine e decine di tesori etruschi e greci. L’ultima scoperta sul sito, risale a due anni fa (2013) ed è stata fatta durante  la campagna di scavo condotta dal prof. Lucio Fiorini (ex collaboratore di Torelli) dell’Università degli Studi di Perugia, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale. Sono state allora rinvenute all’interno del sacello dedicato a Demetra due straordinarie statuette femminili in bronzo di offerente, un thymiaterion, pure in bronzo, e il coperchio di una pisside in avorio con la raffigurazione di una sirena. Le due statuette si datano al V e al IV secolo a.C.. I manufatti raccontano gli ultimi drammatici momenti della vita del santuario emporico nel 281 a.C., quando, temendo per l’imminente arrivo dell’esercito romano, gli ultimi devoti seppellirono, per proteggerli dalla distruzione, tutti gli ex-voto più preziosi, salvaguardando la memoria della secolare devozione che aveva fino ad allora animato l’area sacra di Gravisca.

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