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Passa l’accordo Tsipras. La Grecia è salva, per ora

ATENE – Il Parlamento greco ha votato a favore del piano di accordo con i creditori proposto dal premier Alexis Tsipras. Con alcun vistose defezioni di esponenti di Syriza, il partito di estrema sinistra del premier Tsipras, il Parlamento ha detto si’ al piano di riforme e tagli da 13 miliardi di euro in due anni (3 in piu’ rispetto a quello chiesto dai creditori prima del referendum di domenica scorsa).

Il pacchetto Tsipras e’ comunque passato con un’amplissima maggioranza, molto piu’ ampia di quella su cui conta il governo: i si’ sono stati 251 su 300 deputati, i no 32 (tra cui due membri di Syriza) e 8 astenuti. Tra questi pezzi da 90 del partito del premier, a partire dal presidente del Parlamento, Zoe Constantopoulou e del ministro dell’Energia e leader dell’ala sinistra del partito, Panagiotis Lafazanis. Entrambi si siono limitati a rispendere “presente” al momento di voto, senza esprimersi quindi ne’ a favore ne’ contro.

Sulla carta Tsipras poteva contare sui suoi 149 deputati (ma almeno in 17 o si sono astenuti o non hanno partecipato al voto e due si sono espressi contro) e i 13 della destra nazionalista di Anel. 

Nel frattempo la troika, ovvero i creditori, Bc-Ue-Fmi, si preparano a versare 74 miliardi alla Grecia come piano di salvataggio. Il programma presentato da Alexis Tsipras è stato giudicato positivo e “una buona base di trattativa” in vista di un terzo piano di aiuti da 74 miliardi. “Le tre istituzioni Ue, Bce, Fmi  hanno convenuto di dare una valutazione positiva alle riforme proposte e inviate dal governo greco”, è stato anche precisato. 

La minoranza di Syriza, trattare ancora

“Non vogliamo far cadere il governo, questo è sicuro, abbiamo deciso, come ‘correntone’, di votare a favore. Non del piano in sé, ma della delega al governo a

trattare”. Lo dice Vassilis Primikiris, uno dei leader della ‘Piattaforma di sinistra’ di Syriza. “Il nostro Parlamento – sottolinea – dice a Tsipras di inviare quella bozza a Bruxelles, e con quella intavolare le trattative”. Il tempo delle trattative non è finito, spiega, “perché mica è sicuro che l’Europa accetti quel piano. Se poi dovesse accettarlo, il documento vero e proprio dovrà tornare in aula e lì faremo le nostre valutazioni”. 

“Stiamo cercando di non buttare giù il nostro esecutivo, ricercando dei margini di manovra possibili. Sarebbe una responsabilità enorme da parte nostra far variare la maggioranza di governo e non può essere presa così a cuor leggero. Il referendum è stato un passaggio politico enorme che crea un precedente in Europa. Non volevano farcelo fare e lo abbiamo fatto. Volevano farcelo perdere e lo abbiamo vinto. La questione democratica europea è stata riaperta grazie al voto di domenica scorsa. Aggiungo un altro piccolo particolare: in autunno si vota in Spagna, e lì c’è Podemos, con la quale condividiamo la stessa analisi e le stesse idee sull’austerità”.  

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