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Roma. Al Campidoglio oggi la nuova giunta

ROMA – Via al rimpasto e alla nuova giunta capitolina.  I nomi che circolano sono tanti. Per ora l’unica certezza sembra essere quella dell’assessorato ai Trasporti che andrebbe al senatore dem Stefano Esposito, noto per le sue posizioni anti No Tav.

Marco Causi, invece, sembra esssrre il papabile alla carica di vicesindaco. Poi l’ex sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria che potrebbe prendere la stessa delega in città scalzando Paolo Masini. Poi il valzer sui Trasporti, dove Renzi ha fatto sapere di non voler mettere nessuno dei suoi, e al posto di Paolo Gentiloni e Lorenza Bonaccorsi nelle ultime ore si parla di Anna Donati, già con de Magistris, o di Stefania De Serio, transitata per Atac. Insomma bisognerà attendere  le 14, ora in cui il sindaco di Roma Ignazio Marino dovrebbe annunciare la sua terza nuova Giunta in poco più di un’anno e mezzo dale elezioni. Dopo giorni di tensioni tra Palazzo Chigi e il Campidoglio, ieri Renzi è apparso alla festa del Pd cittadino facendo sapere, tra una mano di biliardino e l’altra con il presidente del partito Matteo Orfini, che spetta a Marino andare avanti se ne avrà il coraggio e se riuscirà a fare cose concrete per risollevare la città. Solo a questa condizione avrà l’appoggio del Governo. Un’altra mina alla tenuta dell’ulteriore esperimento del chirurgo dem la mette però la rottura con Sel: il rifiuto a rimpiazzare il dimissionario vicesindaco Luigi Nieri con l’ex presidente della Commissione parlamentare Antimafia Francesco Forgione ha surgelato i rapporti nel centrosinistra esponendo il sindaco al ‘fuoco amico’. Il nuovo coordinatore romano di Sel, Paolo Cento, accusa apertamente di attaccamento alle poltrone il ‘monocolore Pd’ che caratterizzerà la Giunta. Anche il coordinatore vendoliano Nicola Fratoianni spiega lo strappo di Sel nella giunta capitolina in una intervista: “D’ora in poi valuteremo in modo ancora più esplicito l’operato di Marino. Provvedimento dopo provvedimento”. E spiega che l’appoggio esterno “era inevitabile. E’ mancata una chiarezza di fondo del governo verso la Capitale. E poi c’è l’atteggiamento del Pd, che in questa partita sta risolvendo le sue questioni interne invece di occuparsi dei problemi di Roma”. 

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