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Ecco come sopprimere la sanità pubblica in Italia

ROMA – Inaccettabili, iniqui, dannosi. Da oggi al 2017 si abbatteranno sul Servizio Sanitario Nazionale 10 miliardi di tagli lineari, tagli che si sommano  ai 35 miliardi già effettuati dal 2010 in poi e ai 30 miliardi che i cittadini sborsano annualmente di tasca propria.

Ovviamente quelli che ancora possono permetterselo, e che sono in continua diminuzione, ma non certo quei 10 milioni di persone che in Italia non hanno accesso alle cure per problemi economici. 27 milioni di prestazioni sanitarie specialistiche verranno tagliate per decreto governativo, così come verrà stabilito a priori, a prescindere dalle condizioni individuali, il numero di giornate di ricovero. Il taglio netto del 5% di spesa per beni e servizi produrrà il solo effetto di licenziamenti e peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori esternalizzati, con conseguente abbassamento della qualità dell’assistenza, senza intaccare minimamente il sistema degli appalti e il profitto dei privati.

Nessuna illusione deve essere riposta sulla volontà delle Regioni di contrapporsi al piano di smantellamento della sanità pubblica, perché ne sono le artefici insieme al Governo e lo starnazzare sguaiato di qualche governatore del nord è finalizzato solo alla salvaguardia del proprio orticello elettorale. Così come non serva da consolazione la bufala che i risparmi ottenuti vengano rinvestiti all’interno della sanità, perché è già legiferato che possano essere sacrificati al rispetto dei conti pubblici. Il Governo continua così a trattare i diritti fondamentali delle persone come il proprio bancomat di riferimento e salute, istruzione, pensioni ne sono l’esempio più lampante.

La verità è che la sanità deve essere regalata ai privati e alle assicurazioni, perché altrimenti sarebbe facile recuperare i 6 miliardi annui di corruzione o risparmiare attraverso la reinternalizzazione dei servizi e dei lavoratori.  Seguiremo con attenzione gli sviluppi istituzionali, ma sin da ora siamo pronti a dare battaglia con ogni mezzo a disposizione e a chiamare lavoratori e cittadini alla mobilitazione.

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