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Pena di morte. Il numero dei giustiziati è top secret nei paesi autoritari

ROMA – Molti paesi, per lo più autoritari, non forniscono statistiche ufficiali sull”applicazione della pena di morte, per cui il numero delle esecuzioni potrebbe essere molto più alto.

In alcuni casi, come la Cina e il Vietnam, la questione è considerata un segreto di Stato e le notizie di esecuzioni riportate dai giornali locali o da fonti indipendenti rappresentano una minima parte del fenomeno. Anche in Bielorussia vige il segreto di Stato, retaggio della tradizione sovietica, e le notizie sulle esecuzioni filtrano dalle prigioni tramite parenti dei giustiziati o organizzazioni internazionali molto tempo dopo la data dell”esecuzione. In Iran, dove pure non esiste segreto di Stato sulla pena di morte, le sole informazioni disponibili sulle esecuzioni sono tratte da notizie selezionate dal regime e uscite su media statali o rese pubbliche da fonti ufficiose o indipendenti. Ci sono poi situazioni in cui le esecuzioni sono tenute assolutamente nascoste e le notizie raramente filtrano dai giornali locali. È il caso di Corea del Nord, Egitto, Malesia e Siria. Vi sono, poi, Paesi come Arabia Saudita, Indonesia, Iraq e Sudan del Sud, dove le esecuzioni sono di dominio pubblico solo una volta che sono state effettuate, mentre familiari, avvocati e gli stessi condannati a morte sono tenuti all”oscuro di tutto. 

A ben vedere, in quasi tutti questi Paesi, la soluzione definitiva del problema, più che alla lotta contro la pena di morte, attiene alla lotta per la democrazia, l”affermazione dello Stato di diritto, la promozione e il rispetto dei diritti politici e delle libertà civili. Vi sono, però, anche Paesi considerati ”democratici”, come Giappone, India e Taiwan, nei quali il sistema della pena capitale è per molti aspetti coperto da un velo di segretezza. Negli stessi Stati Uniti, la segretezza sul processo di iniezione letale è divenuta una questione sempre più all”ordine del giorno dopo una serie di esecuzioni ”malriuscite” effettuate nel 2014. Dei 31 Stati che utilizzano ancora l”iniezione letale, almeno 14 prevedono – de jure o de facto – il segreto di Stato che impedisce al pubblico o ai detenuti di conoscere la fonte e la qualità dei farmaci di esecuzione. Se gli Stati sono sempre più riluttanti a rivelare informazioni sui farmaci utilizzati nelle camere della morte, alcuni mass media si sono aggiunti agli avvocati difensori nell”intentare cause per contestare queste politiche di ”segretezza”. Il 18 dicembre 2014, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una nuova risoluzione che invita gli Stati membri a stabilire una moratoria sulle esecuzioni, in vista dell”abolizione della pratica. La Risoluzione di quest”anno è stata rafforzata nella parte in cui chiede agli Stati di “rendere disponibili le informazioni rilevanti circa l”uso della pena di morte”, tra cui il numero delle condanne a morte e delle esecuzioni, il numero dei detenuti nel braccio della morte e delle sentenze capitali rovesciate o commutate in appello o per le quali è intervenuta un”amnistia o concessa la grazia.

 

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