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Ilva. L’ottavo decreto salva Ilva è incostituzionale

ROMA – L’ottavo decreto salva Ilva, inserito artificiosamente nel decreto sulle procedure fallimentari in discussione al Senato, è incostituzionale ed è per questo che ho presentato alcuni emendamenti che mirano da un lato ad abrogare le norme che annullano il sequestro dell’AFO2, dall’altro a limitare il campo d’azione a quegli incidenti che non sono mortali.

L’ottavo decreto Salva Ilva varato dal governo Renzi il 4 luglio viola ben 6 articoli della Costituzione ed è stato voluto per annullare il sequestro dell’Altoforno 2, l’impianto nel quale ha perso la vita l’operaio Alessandro Morricella. Il provvedimento contrasta con sei articoli tra i quali l’articolo 2 e 4 della Costituzione, viola il diritto alla vita , all’azione penale obbligatoria da parte della magistratura e  il principio che la legge è uguale per tutti.

L’Afo2, anche per ammissione della stessa Ilva è priva di una serie di dispositivi di sicurezza che mettono a rischio l’attività dei lavoratori come dimostrato anche da un altro evento anomalo che si è verificato pochi giorni dopo il drammatico incidente che ha ucciso il 35enne tarantino.
Inoltre ritengo che il comportamento del ministero dell’Ambiente debba essere verificato per quanto riguarda la certificazione sul raggiungimento entro il 31 luglio dell’80% delle prescrizioni ambientali come previsto dal DL 1/2015, ed in particolare il direttore generale autorizzazioni ambientali che in una nota del 12-06-2015 in risposta ad una lettera dell’Ilva affermava che: ”le prescrizioni articolate dovrebbero essere considerate come aggregati di più prescrizioni. In particolar si fa riferimento  alle prescrizioni che in un’unica voce prevedono vari adempimenti”. Questa è una risposta che serve ad Ilva per raggiungere l’80% delle prescrizioni ambientali attraverso il meccanismo-furbata dello spacchettamento non previsto dalla legge, ovvero se di una prescrizione, Ilva attua solo il 50% la prescrizione si spacchetta in due e una viene accettata. Tutto ciò sarebbe illegittimo. Non è un caso che il direttore generale del ministero dell’Ambiente usa il condizionale “dovrebbero”. I Verdi, insieme alla sottoscritta, sono pronti a rivolgersi all’autorità giudiziaria per verificare se il comportamento del ministero sia stato rispettoso della legge . Secondo la valutazione del danno sanitario in caso di completa applicazione dell’AIA ,non è più il caso attuale, rimarrebbero a rischio tumore  12.500 tarantini: tutto ciò è moralmente inaccettabile.

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