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Riforma PA. Renzi/Madia cancellano il Corpo Forestale

ROMA – L’aula del Senato ha approvato la delega sulla P.A. con 145 voti a favore, 97 contrari e nessun astenuto. Insomma ancora una volta il governo Renzi colpisce duramente anche il Corpo Forestale dello Stato depotenziandolo, proprio in un Paese dove regna il dissesto idrogeologico. 

Per Matteo Renzi è un passo positivo invece. Scrive su Twitter: ”Un altro tassello: approvata la riforma PA #lavoltabuona un abbraccio agli amici gufi”. 

Ma non tutti la pensano così:  i Cinquestelle attaccano: “Il governo Renzi ha detto no alla creazione di una Polizia ambientale e al tempo stesso ha depotenziato il Corpo Forestale dello Stato senza toccare gli sprechi clientelari dei forestali nelle Regioni a statuto speciale come in Sicilia. Le ecomafie ringraziano”. Cosi’ il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, Gianluca Castaldi, al termine dell’approvazione della riforma della Pubblica Amministrazione.

Anche i senatori della Lega Nord, Paolo Arrigoni e Stefano Candiani esprimono in una nota congiunta il loro dissenso.“Lo scioglimento del Corpo forestale dello Stato previsto nella riforma della Pubblica amministrazione e’ l’agnello sacrificale per la campagna demagogica di Matteo Renzi, a cui interessa solo twittare la riduzione da cinque a quattro delle forze di polizia spacciando risparmi inesistenti. Con questo provvedimento si e’ persa l’occasione di costituire una vera polizia ambientale”. 

“Il passaggio del Corpo forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri, per la quale nutriamo massimo rispetto, e’ un’ipotesi discutibile che se sara’ confermata dimostrera’ dimostra tutto il pressappochismo di questa cattiva riforma. Militarizzare uomini e donne di un corpo ad ordinamento civile e’ una strada scivolosa. Come puo’ essere chiesto all’improvviso a chi ha abbracciato una professione civile, sia pure di servizio all’interno di un Corpo armato dello Stato, di accettare un penalizzante cambiamento di status? La Lega Nord, che si e’ sempre battuta contro questa scellerata decisione, vigilera’ affinche’ il governo mantenga almeno l’impegno di garantire lo status civile del personale del Corpo, contenuto nel nostro ordine del giorno approvato all’unanimita’”.

Aspre critiche anche dal segretario generale della UILPA, Nicola Turco: “Un’altra pseudo riforma si aggiunge alla lunga lista dei provvedimenti  inefficaci concepiti da questo Governo unicamente per gettare fumo negli occhi dei cittadini attraverso una pura operazione di ‘marketing'”, “la riforma Renzi/Madia è destinata a produrre danni enormi, con ripercussioni gravissime non soltanto per i lavoratori ma per i cittadini tutti. La riduzione delle Prefetture e degli uffici periferici dello Stato, la soppressione del Corpo forestale dello Stato sono soltanto gli esempi più lampanti dell’arretramento dello Stato sul territorio e della minore tutela della collettività”. 

E poi: ”Siamo di fronte ad un ‘nulla di fatto'”, “vogliamo ricordare a Matteo Renzi che riformare significa in primo luogo  razionalizzare, tagliare  gli sperperi e le spese inutili e, quindi, azzerare tutti quei costosissimi incarichi di consulenza  derivanti da contratti stipulati con personale estraneo alla Pubblica Amministrazione; tutto ciò  in favore della valorizzazione delle professionalità esistenti all’interno attraverso una logica meritocratica che, applicata anche alla dirigenza, si avvalga di sistemi di valutazione oggettivi, imparziali, scevri da favoritismi e manipolazioni  personalistiche. Ed ancora, ridurre i centri di spesa, le società partecipate, intervenire in modo concreto e non aleatorio su quelle municipalizzate”. “Con il recupero di tali risorse”, incalza il segretario generale della Uilpa,  “si sarebbe potuto finanziare adeguatamente il  rinnovo del contratto, in assenza del quale non è ipotizzabile costruire alcuna riforma e valorizzare le risorse umane della P.A”. Conclude Turco: “Ci chiediamo se il

Premier si renda conto che l’inevitabile calo di popolarità trova le sue radici anche e soprattutto  tra gli oltre tre milioni di dipendenti pubblici”.

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