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Il voucher per i nuovi sfruttati, ecco i nuovi lavori di Renzi

ROMA – Ogni giorno Matteo Renzi parla di nuove assunzioni, di una crisi economica lasciata alle spalle, di nuove speranze di sviluppo. La realtà, purtroppo, è ben diversa, almeno per ora.

Basta snocciolare un po’ i numeri dell’Istat per capire che c’è un’enorme discrepanza tra quello che si va raccontando e quello che si vive realmente. Ad ogni modo quando qualcuno parla di lavoro con toni fin troppo ottimistici non la racconta tutta. Infatti, si anunciano aumenti dell’occupazione, ma non si dice a quale prezzo grazie al famigerato Jobs Act. E non si dice che queste “neo assunzioni” spesso percepiscono soldi attraverso il voucher lavoro, che inizialmente doveva essere confinato al settore agricolo, invece ora è usato ovunque. Anche l’Inps ha confermato che l’uso di questo strumento di pagamento è cresciuto esponenzialmente. Dal rapporto dell’o stesso istituto risulta che  nel primo semestre del 2015 sinao stati venduti 49.896.489 voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento, rispetto al corrispondente periodo del 2014, pari al 74.7%, con punte del 95,2% e dell’85,3% rispettivamente nelle regioni insulari e in quelle meridionali del Paese. Un vero e proprio boom.  Ma come funziona il voucher?

Semplice. Si tratta di un buono, esattamente come i buoni pasti,  del valore standard di 10 euro lordi, ovvero 7.50 euro netti. Un pagamento che ormai viene usato in tutti i settori. Ed è qui che sorge il vero problema, come spiega la Cgil, perchè è l’unica forma di lavoro che rimane slegata dai contratti nazionali firmati dai sindacati. 

Insomma, a che serve fare un lavoro in qualsiasi settore se poi non vengono osservati i contratti di categoria?  Ma non solo. Il rischio è che, da una parte il lavoratore possa percepire i voucher regolarmente, dall’altra qualche soldo a nero.

Al governo Renzi sembra interessare poco, visto che  ha liberalizzato dal 15 maggio 2014 l’utilizzo del voucher estendo il suo utilizzo a più settori. E nei successivi decreti attuativi del Jobs Act del 2015, la sua applicazione è stata estesa ulteriormente, assieme al tetto di retribuzione massimo: da 5.000 euro netti l’anno a 7.000 euro netti, cioè circa 10.000 lordi (con il limite di 2.000 euro netti per le prestazioni rese nei confronti del singolo committente).

E non è tutto. Infatti,  l’Inps ribadisce che per questa forma di lavoro non c’è neppure l’obbligo di comunicazione. Significa che un datore di lavoro che vuole impiegare una persona a voucher non è neanche tenuto, per legge, a comunicare dati anagrafici e codice fiscale del lavoratore, né luogo e durata dell’impiego che tale persona andrà a fare. E meno sono i vincoli, meno sono le tutele per chi lavora.

Stando sempre all’Inps l’uso dei voucher è in aumento e coinvolge maggiormente i lavoratori over 50 e i giovani disoccupati, o cassaintegrati. Un sistema speculativo che elude furbescamente i diritti sanciti dai contratti di categoria e rende ancora una volta i lavoratori schiavi e senza tutele.

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