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Immigrazione. L’esodo macedone, 25 mila in Serbia

SKOPJE  – E’ in via di progressivo miglioramento la situazione intorno alla stazione ferroviaria di Gevgelija, la località macedone al confine con la Grecia assediata negli ultimi giorni da migliaia di immigrati e profughi in viaggio lungo la cosiddetta “rotta balcanica” e diretti, attraverso la Serbia, in Ungheria e da lì in Germania, Austria e altri Paesi del nord Europa.

A Gevgelija – dove nei giorni scorsi si sono registrati ripetuti scontri fra migranti e polizia macedone dopo la decisione temporanea delle autorità di Skopje di sigillare la frontiera con la Grecia, è stato allestito un centro di accoglienza dove vengono rilasciati i documenti per permessi di soggiorno temporanei, necessari a consentire ai migranti di proseguire il viaggio verso nord a bordo di autobus, treni o taxi. A Gevgelija è stato oggi in visita il ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz, che ha parlato di situazione “drammatica” per la Macedonia sollecitando aiuti e assistenza da parte della Ue. “L’Unione europea deve finalmente occuparsi anche del flusso di migranti in Macedonia lungo la rotta balcanica, non solo di quelli che arrivano via mare in Italia”, ha detto Kurz, che ha sottolineato la volontà dell’Austria di aiutare la Macedonia. Il ministro dell’interno macedone Mitko Ciavkov, che ha accompagnato Kurz, ha detto che negli ultimi giorni a Gevgelija si è registrato un afflusso di 8 mila migranti dalla Grecia, pari a un terzo dell’intera popolazione della cittadina di frontiera. Un migliaio fra poliziotti e uomini dell’esercito macedone presidiano i luoghi di confine dove si ammassano migranti e profughi, cercando di allentare conflitti, favorire i rapporti con la popolazione locale e consentire il proseguimento del loro viaggio. Particolare attenzione viene data inoltre alla sicurezza e alla protezione di profughi e migranti dalle reti di gruppi criminali che organizzano trasferimenti illegali in Serbia in cambio di denaro. Presto, ha detto il ministro Ciavkov, l’emergenza immigrazione verrà affrontato in un incontro in Macedonia fra i ministri dell’interno di Austria, Ungheria, Serbia e Macedonia.

Emergenza Serbia

Intanto a migliaia continuano ad affluire nel Paese dopo la decisione della Macedonia di togliere il blocco alla frontiera con la Grecia. Una piccola parte decide di chiedere asilo alla Serbia, la gran parte di loro prosegue invece il viaggio verso l’Ungheria e da li’ alla volta di Germania, Austria e altri Paesi Ue del nord Europa. Entrare in Ungheria tuttavia e’ sempre più difficile dopo la decisione del governo di Viktor Orban di erigere una barriera metallica lungo tutti i 175 km della frontiera con la Serbia. Come ha riferito l’Ufficio di Belgrado dell’Alto commissariato dell’Onu per i profughi (Unhcr), nella notte tra sabato e domenica sono stati oltre 7 mila gli immigrati entrati in Serbia dal confine con la Macedonia – gran parte dei quali profughi dalle zone di guerra di Siria, Iraq, Afghanistan – e altre migliaia sono attesi per oggi. Oltre ai centri assistenza, è prevista oggi l’apertura nella capitale serba di un centro informazioni a disposizione dei profughi, compresa assistenza psicologica. I governi serbo e macedone – due Paesi che non fanno parte della Ue – hanno detto di aspettarsi nuovi aiuti da parte dell’Unione europea. A Belgrado sono stati istituiti una decina di punti di assistenza igienica, con toilette e docce. Aiuti – tende, materassi, stufette, gruppi elettrogeni – vengono inviati anche dal Centro umanitario serbo-russo che ha base a Nis, nel sud della Serbia.

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