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Immigrazione. L’Europa non c’è

ROMA – L’Europa è assente in tema di immigrazione.

Se ne è finalmente accorto anche il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Non è certo una novità considerando una situazione esplosiva in cui l’Italia, più degli altri Stati membri è lasciata da sola a gestire gli innumerevoli sbarchi che ogni giorno si verificano sulle nostre coste. 

“Campi profughi dati alle fiamme, barconi rimandati indietro, violenze contro i richiedenti asilo o semplicemente l’indifferenza di fronte alla miseria e al bisogno. Non è questa l’Europa”. Con un lungo intervento sulle pagine del quotidiano tedesco Die Welt  Juncker punta il dito contro quei “politici di estrema destra ed estrema sinistra che alimentano un populismo che produce astio soltanto e nessuna soluzione”.

Juncker riconosce che non esiste una “risposta unica e tantomeno semplice al problema dei flussi migratori”: è “poco realistico” pensare di aprire semplicemente i confini, così come è “fuori dalla realtà” credere di poter chiudere le frontiere. Ma una cosa è assolutamente chiara, per il presidente della Commissione: “Non esistono soluzioni nazionali efficaci. Nessuno stato membro può regolare le migrazioni efficacemente per suo conto”. Fra le proposte concrete della Commissione quella di “distribuire equamente” 40.000 migranti, per poi creare un meccanismo stabile che entri in funzione automaticamente nelle emergenze. E annuncia poi che a settembre la Commissione presenterà una lista comune dei paesi di provenienza sicuri, per risolvere così la questione dei paesi balcanici che aspirano all’ingresso nell’Ue.

Alle parole di Juncker fanno eco quelle di Domenico Manzione, sottosegretario al ministero dell’Interno con delega sull’immigrazione: “Gli europei devono rendersi conto che la risposta deve essere collettiva e omogenea. Se i siriani vogliono andare tutti in Svezia o in Germania non è per caso. Da quelle parti ci sono sicuramente delle reti di connazionali, ma ci sono anche ammortizzatori sociali dello Stato che noi ci sogniamo. Il profugo che non trova lavoro, in Svezia prende ugualmente uno stipendio dallo Stato. Dobbiamo omogeneizzare le nostre politiche”. “Sarebbe il caso anche di pensare a un sistema comune per il rimpatrio dei clandestini. Ma se non si fanno accordi di riammissione con i Paesi di provenienza, e con l’Africa occidentale non ci sono, non si può far e nulla”, dice Manzione. Per i centri di accoglienza, “le aree sono state individuate, sono quelle dove già oggi facciamo sbarcare i migranti, e basterà poco per trasformarle negli ‘hotspot’ previsti dal piano Juncker. Il piano europeo, però, non è ancora operativo. Manca il voto dell’Europarlamento, atteso per ottobre. E senza voto, niente piano”, spiega Manzione. 

Sulla ridistribuzione, “il piano è complesso e deve procedere in tutte le sue parti. Non si prendono insieme le impronte senza poi accoglierli insieme”, evidenzia Manzione. “Siamo comunque molto avanti nelle trattative. Dei 40mila richiedenti asilo da redistribuire, come ipotizzato da Juncker, siamo giunti a sistemarne virtualmente 35mila. Tutti su base volontaria”. Quanto all’Italia, “dovevano essere le Regioni a individuare gli ‘hub’ regionali ma in diverse realtà c’è stata una collaborazione un po’ claudicante”, osserva il sottosegretario. “Ora, grazie alla collaborazione della ministra Pinotti, abbiamo individuato alcune caserme”. 

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