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Per abolire le diseguaglianze i diritti individuali devono prevalere sui pregiudizi collettivi

ROMA – In un solo giorno due colpi di sciabola netti agli stantii pregiudizi che nel nostro Paese animano il dibattito su quelli che impropriamente vengono definiti  diritti “civili” senza pensare che si stanno declassando così fondamentali diritti umani.

Le Istituzioni Europee rimproverano ancora una volta l’Italia, dopo solo due mesi dalla precedente decisione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, perché si ostina a negare il riconoscimento di diritti umani sulla base del loro orientamento sessuale. Al contempo il Papa, dopo solo tre secoli, modifica le procedure di nullità del matrimonio religioso con importantissime riforme che proletarizzano la costosissima procedura e la semplificano notevolmente. Queste due vicende che provengono da Istanze diverse e che certamente perseguono finalità e hanno funzioni non comparabili, hanno tuttavia un principio comune che le accomuna ed identifica. Entrambe, infatti, affermano la supremazia dei diritti individuali sui pregiudizi collettivi.

 La Corte Europea dei diritti dell’uomo ed il Parlamento ora ritiengono giustamente inaccettabile che uno Stato possa arrivare a sovrapporsi e sostituirsi alle inclinazioni personali ed insondabili di qualunque soggetto di diritto prevedendo addirittura la punizione del non riconoscimento di uno statuto giuridico   laddove il sentire individuale non corrisponda ad un unico modello stabilito unilateralmente da una morale indicata dalle istituzioni. Una posizione quest’ultima non certamente supportata da argomentazioni di carattere giuridico perché, semmai, i principi e le norme giuridiche contenuti nella legislazione primaria e secondaria, postulano una posizione che  fondandosi, per esempio, sul principio di uguaglianza, rinuncia ad indagare se quella uguaglianza debba essere sottoposta al giudizio preventivo di conformità ad uno standard modellato su principi tutt’altro che con il diritto non hanno nulla a che fare. Ciò che fa piacere e conforta enormemente è che l’ennesimo rimprovero al nostro paese non proviene da uno organo che rappresenta una categoria di discriminati, come purtroppo le battaglie sui diritti fondamentali avvengono in Italia, ma da una Corte di giudici chiamata a verificare quanto gli stati membri siano essi stessi i massimi difensori dei Diritti irrinunciabili di ciascun essere umano.  Diritti che in quanto tali a volte non sono negoziabili o rinunciabili dalla volontà individuale. In soli due mesi il nostro Stato viene considerato incapace di svolgere questo ruolo e richiamato ad applicare le norme contenute nella Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo, quando invece può vantare una delle Carte costituzionali più evolute ed avanzate. Un’altra bella lezione da parte di una Europa che anche con il cambio di rotta rispetto al tema dei profughi, sta dando al mondo intero sulla sua capacità di restare dentro il perimetro delle regole e delle leggi che la governano e rappresentano mettendo al centro di tutto l’essere umano. Una decisione che si pone in modo del tutto stridente a ciò che è accaduto dentro il Parlamento italiano nelle ultime ore quando si discuteva la riforma sulle Unioni Civili chiudendo gli occhi davanti ad una società e non solo la comunità omosessuale, che rivendica a gran voce ed in ogni circostanza la sacrosanta affermazione ed il riconoscimento delle unioni diverse da quelle matrimoniali. 

Rivoluzionaria, forse anche di più è la decisione del Pontefice di riformare il diritto canonico mediante due lettere la “Mitis Iudex Dominus Iesus” che riguarda il codice di diritto canonico e la “Mitis et misericors Iesus” riguardante, invece, il codice dei canoni delle Chiese orientali. L’introduzione della gratuità di procedure che prima erano costosissime e riservate solo a chi poteva permetterselo e lo snellimento della procedura di nullità del matrimonio sono due elementi che stravolgono totalmente il rapporto tra le persone e la chiesa e che appunto sono espressione di una visione che mette al primo posto il principio di uguaglianza e la democrazia  in una concezione di fiducia tra governante e governato. Non sarà più un soggetto estraneo alla comunità religiosa di cui il cattolico fa parte a decidere del suo destino, ma il vescovo di ciascuna diocesi, attraverso un processo breve in cui lo stesso esercita le funzioni di giudice unico, a stabilire la procedura. Un modo per valorizzare la vita di ciascuna persona e per ristabilire una relazione diretta tra le parti che ne rafforza in maniera esponenziale la confidenza. Se vogliamo un pensiero che si pone in contrasto con quella visione predominante degli ultimi tempi per cui la rappresentanza, prettamente politica,  non avesse più bisogno di intermediatori ed intermediazioni.

La famiglia e la sua regolamentazione resta, come è chiaro da questi due fatti capitali,  il luogo simbolico in cui si possono manifestare le più incomprensibili forme di regresso del pensiero e dell’azione, come nell’idea che i diritti spettano solo ad alcuni, ovvero lo spazio in cui esercitare le più affascinanti sperimentazioni di innovazione del pensiero, come questa riforma del diritto canonico in cui vengono abolite e diseguaglianze e affermati i diritti di tutti. 

  

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