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Venezia 72. “Free in Deed”, vincitore di Orizzonti. Recensione

LIDO DI VENEZIA – “Free in Deed”, vincitore della sezione Orizzonti, atta a segnalare il nuovo che esiste nel cinema mondiale, ricostruisce una storia vera accaduta nel Tennessee nel 2003, in ambienti cristiano-fanatici, per la precisione in una chiesa battista dove si praticavano sedute esorcistiche per scacciare il demonio. E’ la storia di una famiglia con un figlio autistico e violento, la quale, dopo averle tentate tutte, delusa dalla medicina, si rivolge ai sacerdoti perché lo guariscano. 

Il bambino è portato al cospetto di un miracolante santone, primi piani indugiano sul perfetto smarrimento della madre e, man mano gli esorcismi vanno avanti, nello spettatore s’insinua un forte turbamento, voglia di sapere cosa accadrà. I posseduti nei fatti non esistono, sono persone sofferenti, ma questo sfugge a parenti e sacerdoti che sembrano cercare vittime sacrificali per innalzarsi a Dio. Un urlo straziante suggellerà un finale che lascia scossi.

“Free in Deed” sembra girato con una telecamera nascosta perché appare reale, ossessivamente battuto dai canti e dagli implacabili ritmi della comunità battista, suo grande merito è anche quello di non fare razzistiche condanne verso certe forme di fanatismo religioso, ma indagare come, per ignoranza, si ponga in pericolo chi amiamo, raccontando con gli occhi della pietà. Una pellicola pulita, essenziale, straziante, che lascia dentro interrogativi necessari.  La stampa quest’anno è stata concorde nel considerare di alto livello molte proposte di Orizzonti, la scelta della giuria è nettissima: un’opera che indaga il nostro oscurantismo tanto da filmare l’inferno in questa vita.

Free in Deed di Jake Mahaffy – Usa, Nuova Zelanda, 2015. 98’ minuti
Con Kathy Smith, Edwina Findley, David Harewood, Alex Coker, Porsha Ferguson. 

Free in Dees – trailer in lingua originale

 

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