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Alitalia. Cimoli e Mengozzi condannati. Ora risarciscano i lavoratori licenziati

ROMA – Sono arrivate le condanne in primo grado per Cimoli e Mengozzi, oltre che per altri dirigenti responsabili delle politiche finanziarie dell’Alitalia, ma sono comunque pochi anni di prigione che questi signori non si faranno ma.

Chi ha già pagato sono invece migliaia di lavoratrici e lavoratori che sono stati licenziati e che tra pochissimi giorni non avranno più un reddito, non hanno pensione e neanche la speranza di riavere un lavoro. Gente condannata alla povertà perché qualcuno ha deliberatamente distrutto una delle aziende più grandi del Paese. 

Per anni abbiamo denunciato che la crisi dell’Alitalia non dipendeva dai lavoratori o dal destino cinico e baro, ma da precise volontà che a livello di Unione Europea avevano previsto la distruzione di Alitalia, attraverso l’adozione di politiche suicide per far decollare definitivamente e solamente Air France, British Airways e Lufthansa, compagnie che di fatto stanno monopolizzando il traffico aereo di tutto il continente. Per questo Mengozzi nel 2006, amministratore delegato dell’Alitalia, fu addirittura insignito della Legione d’Onore francese.

Abbiamo gridato queste cose prima, durante e dopo la tragica conclusione del fallimento, inascoltati da governi, partiti ed anche dai vertici di Cgil, Cisl e Uil, e spesso colpiti con ogni mezzo perché smascheravamo di continuo operazioni assurde anche dal punto di vista industriale. Che cosa se ne faranno di queste condanne le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro e qualsiasi certezza per il futuro? E soprattutto, chi ha messo questi personaggi di dubbia competenza al comando della compagnia di bandiera? Riteniamo che, anche alla luce di queste prime sentenze della magistratura, i responsabili maggiori di questo disastro siano stati i vari governi di centro-destra e di centro-sinistra che si sono succeduti e che hanno affidato le sorti dell’azienda e di decine di migliaia di lavoratori a chi oggi è stato condannato. Per tale motivo lo Stato ha contratto un debito materiale, oltre che morale ed etico, verso questi lavoratori. 

Richiediamo quindi che ai lavoratori, i quali tra pochi giorni si troveranno senza un euro di reddito e senza un lavoro, sia restituito ciò che è stato loro rubato, ovvero il lavoro. E se questo non è più possibile, almeno un reddito certo. Di ciò deve farsi carico l’attuale governo e in tal senso invieremo una richiesta specifica al Presidente del Consiglio, al ministro del Lavoro e al ministro dei Trasporti. 

Il 1° ottobre presso l’aeroporto di Fiumicino si svolgerà una manifestazione proprio di questi lavoratori e di tutti quelli che nel trasporto aereo stanno subendo una crisi occupazionale senza precedenti. Che lo Stato ripari ai suoi errori e faccia il suo dovere o accompagneremo questi lavoratori e le loro famiglie a mangiare a casa di Cimoli e Mengozzi, ma anche sotto Palazzo Chigi.

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