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Sciopero generale. I lavoratori non credono a Renzi

ROMA – Centinaia di migliaia di lavoratori in tutto il Paese e in tutti i luoghi di lavoro, dalle fabbriche agli uffici, dai trasporti alle scuole, nei comuni e nei quartieri, stanno dando vita allo sciopero generale proclamato dall’USB a sostegno della propria Piattaforma rivendicativa e di lotta, contro le politiche sul lavoro del Governo Renzi, la truffa di una Legge di Stabilità elettorale e per dare il proprio contributo contro lo stravolgimento della Costituzione.

Si registrano chiusure di asili nido, scuole, uffici pubblici e servizi. Massiccia la partecipazione dei lavoratori del trasporto pubblico locale, con una media nazionale del 60% di adesione, destinata a salire nella fascia notturna. Fermi impianti industriali, della logistica e dell’indotto.

A Roma, dove ha scioperato il 90% del personale viaggiante in Roma Tpl, il 70% dei bus ed il 40% dei tram, sono chiuse le metro A, B1 e C, con la B fortemente rallentata. In Campania è completamente fermo il servizio ferroviario delle linee flegree, oltre l’80% in sciopero all’ANM e all’Atc Capri. A Torino si registra una percentuale di adesione in seconda fascia del 67%. Nelle varie aziende del Trentino la media è del 70%, con punte del 100% negli impianti di Egna e Castel San Pietro e chiusura di biglietterie e parcheggi gestiti dalla Sad. A Bologna, gomma 70%,  ferroviario 90%. All’ATP di Genova il 30%. A Ferrara il 70%. A  Gorizia il 55 % ; Udine il 40 %  Pordenone il 35 %. A Belluno Dolomiti Bus 35%, Nord Est Mobility 80%. A Cosenza oltre il 40%.

Buona risposta nel trasporto aereo, in particolare fra il personale navigante di Alitalia e Meridiana, con voli cancellati e ritardati negli aeroporti  Roma, Firenze, Pisa, Napoli, Lamezia Teme, Bologna, Genova, Milano e Olbia.

A Renzi, che tenta di screditare questo sciopero generale, rispondiamo che le migliaia di lavoratrici e lavoratori oggi in sciopero ed in piazza in tutta Italia dimostrano che non si sono fatti ingannare dalle mancette concesse in questa legge di stabilità, che su 27 miliardi ne dà 20 a banche imprese e che regala l’ennesimo condono agli evasori. Non ne possiamo più di lavorare senza diritti, con salari miseri, in uno stato di assoluta precarietà senza contratti e senza certezze per il futuro. Dicono basta i giovani che trovano solo lavoretti e voucher; i pensionati, che non ce la fanno più a sopravvivere;  i vecchi e nuovi poveri che perdono la casa, o che non riescono a pagarsi le cure minime necessarie; i nuovi schiavi, che si curvano nei campi di pomodori delle nostre campagne per pochi euro il giorno. Le piazze di oggi e di domani rappresentano un passaggio importante, un punto di partenza per riaccendere quel conflitto sociale che solo può produrre un mutamento radicale e positivo delle condizioni di questo paese e delle decine di milioni di persone che ci vivono. 

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