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“Ritorno alla vita”, questa volta Wenders non emoziona

ROMA – Wim Wenders è sempre stato il regista indagatore dell’animo umano, attento ai movimenti interiori dei suoi protagonisti, ma nel suo ultimo lavoro “Ritorno alla vita” qualcosa deve essere sfuggito, forse non nelle intenzioni ma nel risultato finale.  

Il film nel complesso è monocorde, non scuote e non cattura. Tutto resta in sottofondo, scorre lontano e senza emozioni. Esattamente come il protagonista, un uomo egoista e privo di sussulti emotivi, forse incapace di sentire amore se non per sua figlia adottiva. Del mono-espressivo Tomas, scrittore in crisi creativa, egregiamente interpretato da James Franco, arriva ben poco allo spettatore. Il suo malessere interiore è percepito, mai svelato. Quello che andava realmente comunicato, rimane come chiuso nel protagonista, intuibile ma non tangibile. Neanche l’altra stella del cinema, l’altrettanto bravissima Charlotte Gainsbourg, riesce a dare smalto a questo film. Resta infatti la povertà narrativa, persino delle immagini, da sempre invece punto forte del maestro. L’unica sequenza di spessore si coglie nell’abbraccio finale tra Tomas e Christopher. Solo quando Tomas guarda in faccia il ragazzo, il suo dolore si trasforma. E’ l’abbraccio che scioglie la sofferenza, non la distanza dagli accadimenti e l’indifferenza. Così per Christopher: quando viene finalmente ‘visto’ e il suo dolore riconosciuto, solo allora pacifica se stesso. Questo passaggio cruciale del film rimane però ugualmente sospeso, e mentre ti aspetti che altro accada arrivano i titoli di coda. Un’altra occasione persa per l’’antropologo’ del Nuovo Cinema Tedesco.  

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