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Scola: nei suoi film la poesia dell’ordinario

ROMA – Ogni regista ha un suo tratto distintivo ma solo i grandi lasciano segni indelebili. Ettore Scola ha fatto la storia del cinema italiano grazie a una straordinaria capacità narrativa, osservatore fuori dal comune dei cambiamenti del nostro paese. Nessuno più di lui ha saputo gettare luce su sfumature, emozioni, sulla pochezza e grandezza dell’essere umano rivelando poesia anche nella più ordinaria delle esistenze. 

E’ impossibile dimenticare film come C’eravamo tanto amati, Una giornata particolare, La famiglia. Tre capolavori che hanno commosso e raccontato pezzi di Italia che non ci sono più, libri di storia su come eravamo. Con lui hanno lavorato i più grandi attori della seconda metà del secolo scorso. Gassman, Mastroianni, Sofia Loren hanno dato volto e anima a personaggi del quotidiano che Scola rendeva straordinari. 

Lo spazio essenziale, ridotto, puro e minimalista in cui spesso si sono mossi i protagonisti dei suoi film hanno esaltato ancora di più la sostanza delle storie narrate. In ‘Una giornata particolare’ uno dei palazzi Federici in Viale XXI Aprile, a Roma, diventa micro e macrocosmo di due vite disperate che si incontrano mentre il resto del mondo non si accorge di loro. E’ la primavera del 1938 e Roma è in festa per accogliere Hitler in visita in Italia. Sullo sfondo, ma prepotentemente incidente nelle vite dei protagonisti, il ventennio fascista, la repressione, la negazione dei diritti, una società maschilista e misogina, analfabeta e povera. Dall’altra parte della città, in un appartamento del quartiere Prati, si snoda La famiglia, ritratto perfetto della borghesia romana che attraversa due guerre mondiali e arriva fino agli anni 80. Il protagonista, Carlo, è impersonato in gioventù e in vecchiaia da un formidabile Vittorio Gassman.  

Tanti dei film che Scola ha realizzato nel corso della lunga carriera sono album fotografici: li sfogli, e anche dopo tanto tempo, riaffiorano ricordi, calde emozioni, come se ci fossimo noi in quelle immagini. Emerge una malinconia corale nelle sue opere, una perpetua ricerca della felicità che non riesce a sbocciare. Si è a un passo dal coglierla, poi si infrange nella realtà delle cose. Una visione nostalgica, di occasioni perse e attimi rubati. 

Il talento di Scola e la sua unicità sono stati riconosciuti in Italia e all’estero. Ha vinto sei di David di Donatello e avuto quattro candidature al premio Oscar per il miglior film straniero. Oltre che per La famiglia e Una giornata particolare, I nuovi mostri e Ballano Ballando. 

Ci mancherà il maestro e ci mancheranno il garbo, l’umanità, l’eleganza della persona e della sua arte. A lui va la nostra gratitudine per averci raccontato come eravamo e come siamo ancora: uomini e donne alla perenne ricerca di noi stessi, figli ciascuno del proprio tempo e della storia. 

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