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A Milano la carica dei manager per conquistare la poltrona di sindaco – Sala per il Pd, Stefano Parisi per il centrodestra, Corrado Passera come indipendente – è cominciata, segnando marcatamente un ulteriore passo indietro della politica

ROMA – La vittoria alle primarie del centrosinistra dell’amministratore delegato e commissario unico di Expo, Giuseppe Sala, pur rappresentando un successo per Renzi, non è un punto a favore del Partito della Nazione (contrariamente al pensiero dominante).  Piuttosto segna l’assenza della politica e il trionfo di una tendenza dei votanti a riporre la propria fiducia in chi proviene da altri settori. Sala è uomo dell’imprenditoria, prima manager in Pirelli e in Telecom, in seguito direttore generale voluto da Letizia Moratti al comune di Milano. Uomo legato alla politica ma non della politica. Un personaggio abituato a gestire e su cui il premier Renzi ha puntato come sua persona di fiducia. Una vittoria studiata a tavolino – Milano si bea ancora del successo di Expo – e favorita dalla decisione di Balzani e Majorino di correre separati. Insieme avrebbero sconfitto Sala (34 % più 23 % contro il 42 del manager Expo), adesso sono costretti a tifare per lui (almeno sulla carta). 

Ma l’ormai ufficiale corsa a sindaco del manager bocconiano invece di chiudere i giochi delle candidature nel centrosinistra, li apre. Il puzzle a sinistra è tutt’altro che ricomposto, lo scenario si fa più complicato del pre-primarie.  Per il coordinatore di Sel Nicola Fratoianni  “la vittoria di Sala apre una riflessione a sinistra e una fase completamente diversa, chiudendo in maniera definitiva la stagione arancione di Giuliano Pisapia”. A livello locale si spinge oltre il presidente del Consiglio comunale di Milano ed esponente della Federazione della Sinistra Basilio Rizzo: “La politica”, ha detto, “non lascia spazi vuoti e ha il dovere di offrire un’alternativa per chi non vorrà votare alle prossime elezioni Parisi o Sala, due direttori generali di giunte di centrodestra”. Pippo Civati di Possibile, dal canto suo, promette che a breve sarà indicato un loro candidato ma esclude che possa correre lui stesso. A sinistra la partita è più che aperta. 

A destra, invece, il nome di Stefano Parisi ha messo d’accordo Berlusconi e Salvini. Si aspetta solo l’ok ufficiale, ma il candidato pare abbia già accettato la sfida. Anche lui manager, attualmente responsabile di Confindustria digitale, con un passato sia nel pubblico che nel privato, da sempre simpatizzante di Forza Italia. 

Parisi e Sala: due facce della stessa medaglia. Difficile, se non impossibile, dire in cosa si differenziano. Tra loro un terzo incomodo, Corrado Passera, banchiere, dirigente d’azienda, breve esperienza politica come ministro del governo Monti e ora, dopo un periodo sabatico, deciso a lanciarsi in politica. Tra i fondatori di Italia Futura, l’associazione di Luca Cordero di Montezemolo, Passera è da sempre vicino all’attuale presidente di Alitalia.

Uno scenario insolito quello di Milano ma chiarissimo: in lizza per la poltrona di primo cittadino non c’è la politica ma il mondo dell’imprenditoria al completo. Da un lato l’anello legato alla destra e Confindustria, dall’altro quello di alto rango di Montezemolo &Co, infine il club dei fedeli al premier Renzi, in questo momento i più in auge di tutti. Se non è questo il vuoto della politica..  

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