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Aids. Con nuove cure evitati 7,8 milioni morti ma l’epidemia continua a crescere

BARCELLONA – Con i nuovi farmaci antiretrovirali l’Aids e’diventata sempre piu’ una malattia curabile: in 14 anni si sono evitati 7,8 milioni di morti, ma non basta: in molti paesi, non solo di Africa e Asia ma anche dell’Europa orientale, i casi di nuove infezioni tornano a salire, e globalmente l’epidemia e’ tutt’altro che debellata.

A fare il punto sono gli esperti riuniti alla 15ma European Aids Conference a Barcellona, che hanno ribadito l’obiettivo prioritario del “90-90-90”, ossia raggiungere il 90 per cento di pazienti diagnosticati, il 90 per cento di questi trattati e il 90 per cento di quelli trattati con una carica virale azzerata. Il tutto entro il 2020.

“Se raggiungiamo questo obiettivo – ha spiegato l’inviato speciale delle Nazioni Unite per l’Aids, Michel Kazatchkine – entro il 2030 potremmo assistere alla fine dell’epidemia”. Ma nella stessa Europa le cose non vanno come dovrebbero: nell’Europa dell’est, ha avvertito Kazatchkine, “l’epidemia continua a crescere, a causa dei casi non diagnosticati e degli scarsi servizi di prevenzione, ed e’ improbabile che la regione riesca a raggiungere entro il 2020 l’obiettivo del 90-90-90”. La riduzione dei fondi per la lotta all’Aids ha portato subito a conseguenze drammatiche: in Romania, ha ricordato l’esperto, appena il Global Fund ha iniziato gradualmente a ridurre i finanziamenti dopo l’ingresso di Bucarest nell’Unione Europea, i numeri delle nuove infezioni, che stavano riducendosi, sono tornati a schizzare verso l’alto in meno di due anni. 

L’Europa occidentale ha numeri migliori, tanto che l’obiettivo del 90-90-90 sembra a portata di mano, anche se, avverte Kazatchkine, negli ultimi 10-15 anni sono tornate ad aumentare le infezioni tra gli omosessuali. La priorita’degli esperti dunque e’ la diagnosi precoce, considerando che nell’Europa orientale solo il 47 per cento delle persone con Hiv sa di essere malata (e in Russia appena il 12 per cento dei malati e’ in terapia) soprattutto nelle categorie dove questa in molti paesi e’ meno praticata: tossicodipendenti, migranti, omosessuali, prostitute. Anche se i fondi mancano, ha ricordato con preoccupazione lo stesso Kazatchkine: “in Europa orientale e centrale il Global Fund sta ritirando i finanziamenti per i programmi di supporto per Aids e Tubercolosi, perche’ e’ stato deciso di dirottarli tutti nei paesi in via di sviluppo, malgrado la situazione allarmante di queste regioni”. Il risultato e’ che l’epidemia di Aids forse non fa piu’ notizia, ma torna a bussare anche alle porte dei paesi piu’ sviluppati: “Se non invertiamo la rotta, e non raggiungiamo l’obiettivo 90-90-90 – ha avvertito Matthias Egger dell’Universita’ di Bonn – rischiamo di avere 28 milioni di nuovi casi di Hiv”.

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