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Roma, adesso voltare pagina

ROMA – Ora che finalmente Ignazio Marino è ex sindaco di Roma, nella capitale è necessario voltare pagina. La gestione commissariale affidata tempestivamente al prefetto di Milano, Francesco Paolo Tronca, dovrà fronteggiare diverse sfide, prima fra tutte garantire un sano avvio del Giubileo che si aprirà l’8 dicembre, e assicurare un equilibrato ritorno alla ‘normalità’ di una città disorientata dagli ultimi accadimenti. Nel frattempo, i partiti serrano le file in vista delle elezioni che con ogni probabilità si terranno la prossima primavera.

Il dopo Marino apre scenari vari. Certamente il Pd è il partito che più ne esce con le ossa rotte. Va detto però, a onor del vero, che la crisi del Partito democratico romano è in atto da anni e la vittoria alle primarie di Marino per le elezioni comunali del 2013 ce lo ricorda. Un partito forte a livello locale sarebbe stato in grado di esprimere un candidato diverso, figlio del territorio e con un’esperienza politica collaudata. Così non è stato e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Non sappiamo al momento se nell’arco di questi pochi mesi che ci separano dalle elezioni, il Pd alla guida (per il momento?) di Matteo Orfini riuscirà a risollevarsi. Di certo, darlo per agonizzante potrebbe essere un azzardo: non è da escludere qualche sorpresa renziana che metta d’accordo tutti.  Resta aperto anche il fronte Sel, che si è abilmente e un po’ furbescamente defilata sulla sfiducia a Marino rompendo definitivamente col Pd sulla faccenda dei consiglieri dimissionari. A livello nazionale, come a livello locale, i vendoliani sono alla ricerca di una loro strada, per trovarla devono porsi come antagonisti rispetto al partito di Renzi.  

Un personaggio che i media danno come un probabile asso nella manica per destra e sinistra è l’imprenditore Alfio Marchini. Nel 2013 il suo fu sostanzialmente un flop, sperava di sfondare ma portò a casa poco più di 110 mila voti. Oggi sembra una sorta di passepartout anche per partiti come Forza Italia. Berlusconi a quanto pare lo appoggerebbe e questo ha già provocato non pochi mal di pancia alla Meloni. Il Cavaliere vedrebbe bene la leader di Fratelli d’Italia alla Regione Lazio, ma lei non ci sta. Oggi si è affrettata a smentire questa ipotesi, segno che non ha la minima intenzione di abbandonare la corsa per diventare sindaco. Ma senza i voti del Cavaliere la Meloni non ha praticamente chances.  Dunque, se il centrosinistra è diviso, nel centrodestra le cose non vanno meglio. A trarre vantaggio da queste divisioni, sempre i Cinquestelle che però rischiano, per quanto favoriti, di abbandonare il cavallo vincente, Alessandro Di Battista, per puntare su sconosciuti alle prime armi. Risultato? Finirebbero per disperdere voti e consenso conquistati fino ad oggi.

Vedremo cosa accadrà nelle prossime settimane. La partita è appena cominciata.

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