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Siria, allarme armi chimiche. L’Isis usa l’iprite

NEW YORK – Gli esperti Onu in armi chimiche hanno confermato per la prima volta che in Siria, nei combattimenti tra l’Isis e le altre fazioni islamiste, sono state utilizzate le armi chimiche, in particolare l’iprite. Il gas e’ stato utilizzato a Marea, una citta’ della provincia di Aleppo il 21 agosto scorso. 

L’inquietante conferma ufficiale a timori che erano serpeggianti arriva da un documento ancora riservato dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac). E’ legittimo chiedersi ora come gli islamisti siano entrati in possesso del materiale: la Siria dovrebbe aver completato un anno e mezzo fa la consegna del suo arsenale chimico perche’ il regime di Damasco ha accettato di distruggere le sue scorte. Il rapporto non menziona esplicitamente l’Isis, anche perche’ il mandato degli inquirenti non era di additare responsabilita’; ma fonti diplomatiche confermano che la sostanza chimica e’ stata utilizzata negli scontri tra Isis e un altro gruppo ribelle. 

“Ci si chiede da dove dove sia arrivato il gas mostarda: l’Isis forse e’ in grado di produrlo oppure l’iprite proviene da fonti non dichiarate. Entrambe le opzioni sono molto allarmanti”, osserva una fonte diplomatica che vuole rimanere anonima all’Aja. Secondo il rapporto Opac, “con massima certezza almeno due persone sono state esposte” nel comune di Marea, a nord di Aleppo, il 21 agosto. “E’ molto probabile che gli effetti abbiano provocato la morte di un bambino”. Il documento, che sara’ presentato entro la fine di novembre al segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, aggiunge una conferma ulteriore al timore che l’Isis abbia ottenuto, e stia usando, le armi chimiche in Iraq e Siria. Secondo le autorita’ curde, i miliziani dell’Isis hanno sparato colpi di mortaio contenente contro i peshmerga durante gli scontri avvenuti nel nord dell’Iraq ad inizio agosto: i campioni di sangue prelevati da 35 combattenti curdi, rimasti esposti all’attacco ad Erbil, contenevano tracce di iprite.

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