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Sinistra italiana, novità o film già visto?

ROMA – Una sinistra che si emoziona ancora,che ci crede, che definisce una ‘bella giornata’ quella di oggi al teatro Quirino di Roma. I militanti sono tanti, oltre le aspettative per il battesimo del nuovo gruppo parlamentare di Sinistra Italiana.

Trentuno deputati, 25 vengono da Sel, gli altri 6 sono i fuoriusciti dal Pd. Il teatro è pieno, qualche centinaio di persone rimane fuori, gli organizzatori hanno fatto male i conti. Ma non importa, il pienone potrebbe essere segno che la sinistra è viva, esiste e oggi più che mai è anti-renziana. 

L’antagonismo al governo è elemento identitario per il nuovo gruppo parlamentare che nasce prima di un nuovo partito, con un processo contrario all’iter naturale. Se i gruppi parlamentari sono l’emanazione dei partiti nelle assemblee legislative, questa volta è stato l’inverso.  Ma si sa, la politica in questi anni è un po’ tutta sotto sopra e gli eventi parlamentari spesso segnano in anticipo i cambiamenti del ‘fuori palazzo’. 

Stefano Fassina, Alfredo D’Attorre (ex PD) e Nicola Fratoianni (Sel) ad un certo punto escono in strada per parlare con i militanti che non sono riusciti ad entrare in teatro e replicano quanto detto dentro. Il gergo tradizionale della sinistra c’è tutto. L’ambizione è quella di “un partito di governo che però sia radicato nei territori. E che guardi a giustizia sociale, sviluppo sostenibile, scuola pubblica, democrazia partecipata, Costituzione. Che sappia, insomma, reinterpretare l’interesse nazionale”. Perché Renzi non lo fa più, o non lo ha mai fatto per la ‘neonata’ Sinistra Italiana. Che però oggi nasce monca di un pezzo importante: Pippo Civati, Maurizio Landini e quella parte di Rifondazione comunista che si tirò fuori dalla scissione voluta da Nichi Vendola. 

Allora il punto – al di là delle manovre parlamentari, pur sempre rappresentative di un certo movimento e cambiamento ma non esaustive – è il rinnovamento insieme alla capacità aggregativa. Per una Sinistra che vuole veramente essere forza di governo ci vuole oggi la capacità di rinnovarsi e il coraggio di spogliarsi di pratiche autolesionistiche di lungo corso. A cominciare da un certo settarismo e da un conservatorismo che nuoce al Paese. Lo spostamento al centro di parte delle politiche renziane ha sicuramente aperto un varco a sinistra che è bene colmare per amore del pluralismo e di un buon equilibrio democratico e istituzionale. Ma questa nuova formazione politica sarà in grado di farlo? Saprà uscire dall’ideologia e rispondere concretamente al bisogno di sinistra che c’è? E’ sicura che delle politiche del governo vada buttato tutto?

Queste sfide sono fondamentali per una Sinistra che voglia guardare al futuro e rappresentare un valore aggiunto di primissimo ordine nello scenario politico nazionale. E che voglia uscire dal recinto del proprio intellettualismo (anche un po’ snob) per parlare veramente a tutti, anche ad interlocutori nuovi, acquisendo forza attrattiva e capacità di unire. Su questi terreni si misurerà dunque il nuovo soggetto politico e vedremo se siamo in presenza di qualcosa  di veramente nuovo o di un film già visto. Il filosofo Massimo Cacciari ha definito quello che si muove a sinistra ‘non un movimento ma una inconsulta agitazione’. Staremo a vedere cosa accadrà…

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