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TARANTO  – Fabio Riva, nel carcere di Taranto da cinque mesi, sta male e tramite il suo avvocato, Franco Coppi, ricorre in Cassazione contro il provvedimento con il quale il tribunale dell’appello l’11 agosto scorso ha confermato il ‘no’ espresso il 13 luglio scorso dal giudice per l’udienza preliminare Vilma Gilli alla revoca della custodia in carcere o quanto meno alla sostituzione con gli arresti domiciliari.

La notizia è pubblicata oggi su ‘La Gazzetta del Mezzogiorno’. Il figlio del defunto patron dell’Ilva, Emilio Riva, è rinchiuso nel carcere di Taranto dal 5 luglio scorso, quando, dopo 31 mesi di latitanza, si è consegnato alla giustizia italiana. Fabio Riva è l’unico detenuto tra i 47 imputati del processo chiamato ‘Ambiente svenduto’. Fabio Riva è imputato assieme, tra gli altri, al fratello Nicola (ai domiciliari dal 26 luglio 2012 con il padre Emilio, morto il 30 aprile del 2014) per associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento delle sostanze alimentari, all’omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro, corruzione, falso e abuso d’ufficio, accuse che gli sono valse una richiesta di rinvio a giudizio sulla quale deciderà il gup Vilma Gilli a luglio.

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