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ROMA – Non c’è che dire. L’assalto alla leadership della neonata Sinistra italiana è partito un minuto dopo la nascita della nuova formazione politica e Stefano Fassina ne è l’indiscusso protagonista.

Con una certa spregiudicatezza l’ex Pd in questi primi quattro giorni di vita della Cosa Rossa ha dettato legge su ogni organo di informazione che gli è capitato a tiro, mettendo in difficoltà – e nemmeno poco – l’azionista di maggioranza della nuova formazione, ovvero Sel.

In assenza del suo leader Nichi Vendola, che da qualche settimana non si vede più tanto in giro, Sinistra Ecologia e Libertà ha patito il contropiede di Fassina. Lunedì il nemico giurato di Renzi ha lanciato a sorpresa l’appoggio a Roma al Movimento Cinque Stelle in vista delle prossime comunali. Sel è rimasta di sasso. Il delfino di Vendola, Nicola Fratoianni, non ha reagito lasciando che a replicare fossero altri esponenti di Sel. Confusione. Ci ha pensato il partito di Grillo a mettere a tacere Fassina escludendo ogni tipo di alleanza o inciucio con la Cosa Rossa. Alle fine, quello dell’ex Pd è stato un autogol.  Come il sostegno ad un’ipotetica candidatura a sindaco di Roma di Walter Tocci, che ha già declinato l’invito. Le sta tentando proprio tutte, Fassina, ma se la canta e se la suona. Da solo. 

Dunque, un nulla di fatto finora delle sue sortite. Se non fosse per questa poco felice partenza della nuova Sinistra Italiana. E sì, perché se la nuova formazione pensa di poter navigare a vista, lasciando che a parlare siano esponenti che dettano linea e indirizzo ad insaputa di ‘compagni’ di partito, la strada sarà tutta in salita. L’impressione che si è avuta in questi primi giorni della Cosa Rossa è di un’Armata Brancaleone. Mancano organizzazione e una vera discussione interna e quanto accaduto lo dimostra. Inoltre, bisognerà definire obiettivi e programma e sarà fondamentale farlo in tempi brevi. Perché se il motivo dello stare nello stesso movimento, o partito che sia, è semplicemente l’anti-renzismo, questo non sarà sufficiente. E si ripeteranno spettacoli poco edificanti come quello di lunedì sulle agenzie di stampa: un Fassina che va in una direzione ed esponenti di Sel che vanno in quella opposta. In mezzo, il più misurato ed equidistante Alfredo D’Attorre che nelle previsioni più rosee vede uno spazio di consenso per Sinistra Italiana addirittura pari a un 15 per cento. Troppo rosee, D’Attorre, troppo rosee. E soprattutto, non con questi presupposti…

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