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PARIGI  – Non v’è ombra di dubbio. Quello di Parigi non è più un attacco terroristico come quello avvenuto alla redazione di Charlie Hebdo, ma una vera e propria dichiarazione di guerra.

Il messaggio con i suoi 127 morti, con la dinamica di un’azione così incisiva, rapida e violenta ne è la conferma. Parigi, ieri si è trasformata in una Beirut dell’occidente con sparatorie, bombe che non hanno colpito bersagli strategici militari, bensì persone inermi che stavano trascorrendo normalmente la loro serata e solo molto tempo dopo hanno realizzato cosa stesse veramente accadendo. E tutto al grido di “Allah Akbar” (Allah è grande ndr). Slogan che ormai  l’isis, ha fatto suo nel nome di una religione che risponde con la violenza, che ogni giorno provoca centinaia di morti con tanto di esecuzioni sommarie, filmate e diffuse per intimidire e minacciare i nemici dell’occidente e non solo. Un bagno di sangue senza precedenti, spinto dalla brama di avere la supremazia su tutti coloro che la pensano diversamente o che non si inginocchiano al fanatismo di un credo portato all’estrema comprensione umana.

Di sicuro non va dimenticato il rovescio della medaglia, di quello che ancora sta accadendo negli stati caldi come la Siria, l’Iraq, l’Afghanistan. Luoghi in cui l’occidente ha esportato una democrazia in nome dell’ordine economico che, alla luce dei fatti, non ha risolto le crisi interne e riportato la sperata pace tra i popoli come si voleva far credere. Adesso le riflessioni dei maggiori osservatori internazionali si sprecheranno: oltre alle dovute condanne e giustificazioni si tenterà di dare una risposta ragionata su quanto accaduto. I tanti processi di pace in medio oriente arenati con un nulla di fatto, la macanza di una pratica diplomatica efficace, i raid aerei spesso spinti dall’emotività vendicativa,  non sono riusciti a mettere la parola fine ad un processo di rottura che si perde nei tempi. Adesso siamo nel caos più assoluto, con l’aggravante di un esodo di massa proprio verso il ricco occidente incapace di esportare il suo modus vivendi. Neppure gli uomini e le donne che fuggono dalle guerre e dalla fame sono riusciti a trasmettere quella sana consapevolezza dell’orrore che si respira da certe parti, perchè vige la regola dell’agire e non dell’ascoltare. Sembra diventato il gioco ingenuo del bastone e della carota. Ti accolgo nel mio mondo perchè sono un misericordioso, ma continuo a bombardare il tuo. E così diventa facile trovarsi il nemico dentro casa. E’ una guerra che genera guerra, e alla fine come sempre accade saranno i deboli a pagare, sia in casa nostra che nella loro.

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