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ROMA – Parigi ha subito un violento attacco da parte di miliziani islamisti. Non terroristi e soprattutto non eguali ai tre sbandati dell’eccidio di qualche mese fa a Charlie Hebdo.

Non si tratta di terroristi, sia subito chiaro, ma di miliziani perchè la guerra moderna è diversa da quella ‘antica’. Il nemico non è più il Paese confinante, ma vive lontano, anche in un continente diverso, a migliaia di migliaia di chilometri di distanza.

Si pensi al Vietnam. Gli americani combattevano nelle paludi del Sud-est asiatico e lo facevano non contro i vietnamiti, non contro Chàrlie (ma guarda che strana coincidenza) come erano chiamati i vietcong dai soldati di Washington, ma contro il ‘comunismo’. Lì si combatteva una guerra arcaica e Ho Chi Minh voleva l’indipendenza, ma il ‘nemico’ di Hanoi non era un confinante, per i partigiani non c’era modo di colpirlo sul suo territorio.

Sempre gli stessi americani hanno fatto lo stesso in Afghanistan, armando gli islamisti per sconfiggere i sovietici comunisti che erano intervenuti in quel Paese per affermare ‘il blocco rosso’ contro il ‘blocco imperialista’. Tra gli agenti di allora c’era quello che poi sarebbe diventato ‘il boss’, ovvero Osama bin-Laden. In questo caso però la guerra ‘senza territorio’ ha preso corpo, fino a diventare l’11 settembre e tutto il resto.

Insomma, la guerra moderna supera la territorialtà e le truppe impegnate nel conflitto colpiscono dove c’è la base del nemico. L’Is non è composto da fanatici idioti, è una forte organizzazione militare che ha soldi, contatti internazionali, coperture politiche.

Nel caso dell’ex Isis, oggi Islamic State, tutto è paradossalmente cominciato non a Damasco, Baghdad, Tripoli o Cairo. Tutto è cominciato in occidente.

Mentre Parigi e Londra addestravano ed armavano i miliziani islamisti libici la Casa Bianca lo faceva con i miliziani siriani contrari al governo di al-Assad. Per i primi lo scopo era impadronirsi del gas e del petrolio di Gheddafi, per Obama bilanciare l’influenza iraniana in quel quadrante mettendo a Damasco un proprio suddito.

Esattamente come è accaduto in Afganistan, gli uomini addestrati ed armati dall’occidente si sono radicalizzati e scagliati contro i loro stessi padroni. Le aree interessate dalle manovre occidentali sono diventate zone di caos totale. E le truppe sono entrate in guerra.

Se non si comprende questo fatto mai ci sarà una pace.

Per anni la volontà di Obama di smantellare l’assetto politico della Siria ha causato migliaia di morti, migliaia di profughi, migliaia di miliziani. Ancora oggi si continuano a dare armi e soldi ad individui che appena finito l’addestramento si schierano con l’Is.

I soldi allo Stato Islamico, poi, arrivano da Paesi e settori di società che l’occidente difende. Arrivano dalla Turchia, dall’Arabia Saudita, dall’Qatar.

Questo è il quadro politico, non quello secondo il quale alcuni folli uccidono perchè sono fanatici religiosi. Se fosse in quel modo basterebbe individuare i pazzi e ucciderli. Ma Parigi, la Francia, a causa dei problemi interni causati da una antica frattura sociale, ha ‘prodotto’ già oltre mille cittadini ‘de la Republique’ diventati miliziani dell’Is. E lo stesso accade nel Regno Unito, in Italia, in molti paesi occidentali.

E neppure è in atto uno scontro di cività. L’Islam nulla c’entra con quello che sta accadendo. I più uccisi dai miliziani islamisti sono cittadini islamici. Straziati, torturati, violentati, feriti nell’anima a centinaia di migliaia.

Lo scontro è di ‘interessi’. I miliardari turchi, sauditi e qatarioti pagano per sostenere interessi geopolitici, non religiosi.

Mosca che ha aree del Paese di religione islamica è intervenuta in Siria, mentre chi ha scatenato il conflitto, gli statunitensi, fanno finta di combattere l’Is ma continuano a spedire armi ai propri ‘miliziani’. I turchi poi invece di sganciare bombe sui miliziani dell’Is lo fanno contro i comunisti curdi per risolvere una annosa questione interna. E che dire dei miliardari sauditi o del Qatar che comprano azioni di aziende occidentali ed armano lo Stato Islamico?

La mossa di Putin ha accellerato il processo e così l’Is ha a sua volta accellerato. Forse l’aereo sul Sinai ed ora Parigi. Per non dire Beirut o altri episodi e stragi in giro per il mondo.

Non si risolverà il problema con i servizi segreti, con i droni, con gli omicidi mirati. Prima di tutto si dovranno recidere le coperture politiche che partendo dall’occidente passano per paesi islamici e nutrono le milizie. Poi di dovranno ristabilire equilibri internazionali assolutamente non paritari e pensare ad una redistribuzione delle risorse tra Sud e Nord del mondo. Infine sarà necessario individuare modelli di società multietniche per l’occidente, sistemi che producano ‘coesistenza pacifica’ e non il ‘razzismo’ che produce ‘miliziani islamisti’ con passaporto europeo o statunitense.

Insomma, non è una guerra, ma una antica questione politica. Se non si affronterà in questo modo le milizie islamiste sconfitte dai russi in Siria arriveranno in Europa. E come è stato per i ceceni arriveranno molte Beslan…Ci rifletta chi oggi ulula contro Allah.

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