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Sequestro Ilva: Tribunale svizzero, nessun rientrio in Italia dei soldi

MILANO – Lo scorso maggio, il gip di Milano Fabrizio D’Arcangelo aveva ‘sbloccato’ il miliardo e 172 milioni di euro sequestrati nel maggio 2013, nell’ambito dell’inchiesta dei pm milanesi Stefano Civardi e Mauro Clerici, ai fratelli Emilio (morto l’anno scorso) e Adriano Riva e a due loro consulenti accusati di truffa ai danni dello Stato e trasferimento fittizio di beni.

Nel decreto del giudice di Milano si applicava quanto previsto dalla legge cosiddetta ‘Salva Ilva’, che prevede un sofisticato meccanismo tecnico per permettere al colosso siderurgico italiano in amministrazione straordinaria di utilizzare quei fondi, sequestrati ai Riva e sbloccati, e destinarli al risanamento e al rilancio dell’azienda, applicando tutte le prescrizioni del Piano Ambientale. L’ordinanza del giudice era stata inoltrata dalla Procura di Milano a quella di Zurigo che, a sua volta, ha dato l’ok al rientro dei soldi in Italia e ha notificato il provvedimento alla banca Ubs di Lugano dove le somme erano custodite. A quel punto l’istituto di credito avrebbe dovuto far rientrare i fondi in Italia in modo che venissero impiegati, come prevede la ‘Salva Ilva’, per la sottoscrizione di obbligazioni da parte dell’azienda di Taranto. Due figlie di Emilio Riva, però, nel frattempo hanno presentato nei mesi scorsi un ricorso in Svizzera per bloccare il provvedimento con il quale la Procura di Zurigo aveva dato il via libera al rientro dei soldi. E il Tribunale federale di Bellinzona ha dato ragione alle figlie dell’industriale. 

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