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Il mestiere dell’archeologo: una rappresentanza unitaria della categoria è possibile?

ROMA – Dal 29 ottobre al 1 novembre 2015 si è svolta la XVIII edizione dellaBorsa Mediterranea del Turismo Archeologico presso il parco archeologico di Paestum (Salerno).

Durante l’evento, che rappresenta il più importante salone espositivo al mondo del patrimonio archeologico, tra le numerose conferenze, due in particolare, dal titolo “Verso una rappresentanza unitaria degli archeologi italiani” e “Archeologi 2.0, ultima chiamata per una rappresentanza unitaria della categoria?”, sono state vere e proprie Assemblee aperte a tutti gli archeologi, per una discussione libera sulla professione.

A queste hanno preso parte tutte le associazioni professionali di categoria (ANA, CIA, CNAP, FAP, FAS), rappresentanze di università ed enti di ricerca, associazioni di imprese, associazioni accademiche. Gli obiettivi del gruppo di lavoro partono dalla proposta di G. Volpe, Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali: l’idea è quella di un “Coordinamento degli Archeologi Italiani”, e l’incontro è stato un momento organizzativo importante per tracciare le “linee guida” per il raggiungimento di una rappresentanza unitaria della categoria degli archeologi, nello specifico:

  • superare e i conflitti e la frammentazione interna alla categoria;
  • creare una rappresentanza forte e autorevole degli archeologi italiani;
  • favorire il dialogo fra le diverse componenti dell’archeologia italiana (Università, MIBACT, professionisti, enti locali, imprese);
  • creare una struttura associativa funzionale al raggiungimento degli obiettivi comuni, per una definizione condivisa dei requisiti professionali, per favorire il dialogo tra archeologi e la società e rafforzarne il ruolo, costruendo uno strumento di autogoverno della categoria sulla base degli orientamenti europei in materia di professioni non regolamentate in ordini o collegi.

Conservando l’identità di ogni singola componente, all’interno di un soggetto più ampio, lo sguardo sarà rivolto al raggiungimento di obiettivi comuni, che nei prossimi 3 anni saranno soprattutto:

  • il D.M. sulle linee guida in materia di Archeologia Preventiva;
  • il D.M. per la definizione dei requisiti della L. 110/2014, riguardante la regolamentazione della professione, ponendo i paletti fondamentali, per la divisione in fasce della categoria, tenendo conto dei titoli di studio, delle attività e dell’esperienza lavorativa (lauree triennali, per attività non in autonomia; quadriennali e 3+2; scuola di specializzazione);
  • la costante presenza dell’archeologo nella redazione degli strumenti urbanistici (piani paesistici, territoriali, etc.);
  • la replica del “Caso Umbria” su tutte le Regioni (la prima regione in Italia ad aver recepito i principi della L. 110/2014 e che ha modificato la propria Disciplina sui lavori pubblici (legge regionale 21 gennaio 2010, n. 3), inserendo le procedure di archeologia preventiva (D.lgs. 163/2006, art. 95-96) e individuando nel dettaglio i servizi di specifica competenza degli archeologi);
  • interazione/rapporto tra formazione dei futuri archeologi e ricerca sul campo.

È importante puntare su quanto ottenuto dall’ANA, e dalle altre associazioni di categoria, fino ad oggi e i progetti per il futuro – afferma Ghiselda Pennisi, Delegata regionale ANA Sicilia – il raggiungimento degli obiettivi non è solo dichiarare la nostra rivoluzione, ma l’invito esplicito che uniti e organizzati si può cambiare e costruire la nostra professione”.

Un auspicio che tutti gli “addetti ai lavori” hanno oggi più che mai il diritto/dovere di sentire.

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