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Cementificazione. Ogni anno cancellati 200 milioni di tonnellate di suolo

ROMA – In tutta Europa ogni anno i campi coltivati perdono 970 milioni di tonnellate di suolo, dilavato da pioggia, agenti atmosferici e pratiche agricole non appropriate.

In Italia l’erosione di suoli avviene con velocità 4 volte superiori rispetto alla media europea, e 7 volte superiori alla velocità con cui i processi naturali generano nuovo suolo. Un bilancio negativo che fa sì che ‘scompaiano’ letteralmente dai campi coltivati 200 milioni di tonnellate di suolo all’anno: è come se ogni anno questo suolo venisse caricato da una colonna di tir lunga oltre 100.000 km. Lo rileva il Rapporto sul Consumo di Suolo, pubblicato grazie alla collaborazione tra Istituto Nazionale di Urbanistica, Legambiente e Politecnico di Milano, presentato oggi a Milano alla vigilia delle celebrazioni per l’annuale Giornata Mondiale dei Suoli del 5 dicembre. Secondo i dati elaborati su base nazionale da Ispra, ogni giorno vengono ‘consumati’ da urbanizzazioni e infrastrutture 55 ettari di suolo, soprattutto nelle pianure e nelle aree costiere. Un consumo di suolo che comporta la perdita di paesaggi e di potenzialità produttive agricole, la frammentazione di ambienti naturali come le foreste planiziali, le zone umide, le pertinenze di corpi idrici terrestri e costieri. 

La cementificazione di quei suoli determina, poi, la perdita di capacità depurativa di acqua e aria, di accumulo e drenaggio di acque piovane, di trattamento e filtrazione delle sostanze tossiche, di regolazione climatica nelle città dove sempre più preoccupano fenomeni come quello delle cosiddette ‘isole di calore urbane’ accompagnate a severe condizioni di malessere. E’ un problema nazionale di cui la Lombardia rappresenta la punta dell’iceberg: dal 2007 al 2012 l’emorragia di suoli lombardi coperti di cemento e asfalto è continuata al ritmo di 3.000 ettari l’anno, ma il dato più allarmante è nelle previsioni dei piani di governo del territorio, che contemplano potenzialità edificatorie per 54.000 ettari di suoli, soprattutto agricoli: molto più di quanto perso nel decennio trascorso. ”Per fermare il consumo di suolo servono politiche integrate alle diverse scale, dal livello locale a quello nazionale e comunitario, che partano dalla consapevolezza che il suolo è una risorsa limitata e non riproducibile, da cui la nostra società non può prescindere”, spiegano Silvia Ronchi e Stefano Salata, ricercatori del Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo presso i Politecnici di Milano e Torino. 

E sebbene il tema del suolo sia entrato nell’agenda di Stato e Regioni, “è ancora lontana la diffusione di un sistema strutturato della conoscenza che aiuti a governare gli usi del suolo alla scala locale”, aggiunge Andrea Arcidiacono dell’Inu e docente del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano. Per accendere i riflettori sulla mancanza di una direttiva europea sul suolo, la campagna europea “People 4 Soil” parte da Milano con il sostegno di Fondazione Cariplo e l’adesione di 140 organizzazioni di quasi tutti i Paesi. Obiettivo: chiedere ai leader europei una direttiva quadro sui suoli, che diventi strumento giuridicamente vincolante per preservare il suolo e i suoi servizi ecologici, e che stabilisca un riconoscimento del suolo come bene comune. Obiettivo importante, perché tra l’altro il suolo è il principale ”serbatoio” per lo stoccaggio di carbonio: nel sottile strato di suoli fertili del pianeta sono infatti custodite, in forma di sostanza organica, 1.500 miliardi di tonnellate di carbonio, equivalente a 5.500 miliardi di tonnellate di Co2, circa il doppio di quella contenuta nell’atmosfera terrestre. Una quantità di carbonio che viene accumulata oppure dispersa, migliorando o peggiorando il bilancio delle emissioni climalteranti: dipende anche da come vengono gestiti e conservati i suoli.

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