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Dharana, la concentrazione

Sapete perché il percorso dello yoga prevede la pratica costante delle asana o posizioni? Preparare il corpo, renderlo elastico e forte serve in realtà a riuscire a rimanere almeno cinque minuti seduti immobili a meditare!

Il primo passo per meditare è focalizzare l’attenzione in un punto che può essere il centro fra le sopracciglia se si è di indole più intellettuale,mentale o al centro del petto se si è più emotivi oppure indirizzando l’attenzione su un’immagine cara o significativa, oppure si può ripetere un mantra continuamente (japa mantra).

Perché la concentrazione rimanga focalizzata bisogna cercare di diminuire il più possibile le oscillazioni della mente (vikshepa).

Perché questo avvenga è bene che ci sia un minor apporto di sangue al cervello ed in questo ci viene in aiuto il sistema ottico: fissando un oggetto per 5 min le onde mentali diminuiranno e la coscienza si fermerà  in un punto.

All’inizio è difficile fermarsi a lungo, ma con pazienza e pratica continua si ottengono grandi miglioramenti.

Parliamo di dharana quando durante la concentrazione sopravvengono ancora alcune interruzioni.

Quando la concentrazione è continua allora parliamo di dhyana.

Dhyana è letteralmente un flusso ininterrotto della coscienza in cui è ben salda la consapevolezza di ciò che si sta facendo( sakshi bhava).

Ricapitolando: dharana è un flusso di coscienza che può essere interrotta, quando fluisce ininterrottamente diviene dhyana.

C’è un momento in questo percorso in cui si percepisce un vuoto  in cui non ci si sente più parte di un processo di concentrazione.

L’unico ricordo che si ha è quello dell’oggetto della meditazione,ma si perde completamente la consapevolezza di se stessi. Questa fase è chiamata samadhi.

Per esercitare la vostra concentrazione potete provare la tecnica di Trataka (sguardo concentrato):

sedetevi in una posizione meditativa, possibilmente in una stanza buia.

Accendete una candela e ponetela a circa 70 cm dal viso (più o meno la distanza di un braccio). Chiudete gli occhi cercando di rilassarvi pur mantenendo sempre la schiena ben dritta. Cercate ora di rimanere fermi,aprite gli occhi e fissate il punto più luminoso della fiamma il più a lungo possibile senza battere le palpebre. Tutta la vostra coscienza è concentrata sugli occhi fino a perdere la consapevolezza del corpo fisico. Quando gli occhi cominceranno a lacrimare chiudeteli e fissate l’immagine della fiamma di fronte ai vostri occhi chiusi finché non svanirà. A quel punto aprite gli occhi e ricominciate andando avanti almeno per 15/20 minuti. Provate questa tecnica se soffrite di insonnia: fa miracoli!

E con quest’ultimo articolo abbiamo completato il nostro piccolo viaggio yogico attraverso la filosofia di Patanjali. Spero lo abbiate trovato chiaro e utile per poter portare un briciolo di yoga nella vostra quotidianità.

Buona vita

Sara

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