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Ue, che errore gli accordi con Erdogan

ROMA – Ci saremmo aspettati maggiore saggezza visto il complicatissimo scenario internazionale che abbiamo di fronte. Invece, ancora una volta, l’Unione Europea dà prova di essere a corto di strategie di lungo termine in politica estera. Le ‘mosse’ di questi giorni con la Turchia aggiungono errori ad errori e preoccupano per la cecità che le accompagna.

Il flusso di migranti che nell’ultimo anno ha raggiunto i confini europei – nel 2015 ne sono entrati 1 milione e mezzo illegalmente – ha trovato l’Europa impreparata, spaventata e marcatamente divisa al suo interno. L’Ue ‘politica’ non è esistita su questo, come su altri temi stringenti, e si è preferito nascondere la polvere sotto il tappeto. In mancanza di un accordo tra gli Stati membri e di un progetto comune per affrontare l’emergenza, i 28 hanno deciso di fare alla Turchia un’offerta difficilmente rifiutabile per tenersi entro i propri confini i rifugiati che arrivano dal Medio Oriente, in particolare dalla Siria. 

Ben 3 miliardi di euro e un’accelerazione del processo per l’ingresso del paese nell’Ue. Questo ha messo sul tavolo delle trattative con Erdogan il Consiglio europeo per mantenere la sicurezza delle frontiere del continente. Chiudendo un occhio, anzi tutti e due, su quella che è la politica del presidente turco: governo repressivo, diritti umani ridotti a carta straccia, presunti rapporti commerciali, e non solo, con l’Isis. Oggi la Turchia è tornata indietro di cento anni, a prima della riforma liberale e laica di Ataturk. Un passo indietro nella storia e nei diritti. Un paese, che anche per le profonde differenze culturali e la deriva islamista del potere politico, non è assimilabile al contesto europeo. Da non dimenticare i cori inneggianti ad Allah e i fischi durante il minuto di silenzio per le vittime di Parigi allo stadio di Istanbul nel corso della partita Turchia-Grecia.  

Dunque, solo ragioni di convenienza alla base degli accordi con Ankara. Sicuramente unavittoria per Erdogan, ma una sconfitta per l’Europa. Scendere a patti con il presidente turco, stringergli la mano in questo particolare momento, significa avallare i suoi obiettivi e renderlo più forte sulla scena politica internazionale. 

Erdogan, solo per fare un esempio recente, è colui che ha remato contro un avvicinamento di Russia e America, proprio quando le due potenze sembravano aver trovato unità di intenti nella lotta all’Isis. Non a caso il gelo tra Ankara e Mosca, dopo che le forze aeree turche hanno abbattuto un caccia russo, ha provocato a cascata una serie di reazioni, prima fra tutte un drammatico stop alle ‘larghe intese’ nella lotta allo Stato Islamico che, seppur a fatica, si stavano realizzando.

Dopo quell’evento, i rapporti tra gli stati coinvolti nella lotta al Daesh hanno subito un nuovo scossone. Un’ulteriore destabilizzazione che ha fatto il gioco di Erdogan. Ormai è sotto gli occhi che quelli della Turchia sono interessi che la pongono fuori dalle logiche e dai principi di molti paesi occidentali e dell’Europa, ma di questo ai vertici dell’Ue nessuno sembra accorgersi. 

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