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ROMA – Quello degli apparentamenti elettorali in vista delle comunali della primavera 2016 è l’argomento che tiene banco nel dibattito politico nostrano degli ultimi giorni.  

A destra il problema è marginale. Dopo Bologna e l’alleanza, almeno sulla carta, tra Salvini, Berlusconi e Meloni, la vittoria al primo step delle regionali in Francia di Marin Le Pen ha rinvigorito baldanza e militanza. Per lo meno nell’ala integralista, Lega e Fratelli d’Italia, di certo non in quella moderata dei berlusconiani, che hanno mal digerito la sudditanza a Salvini e lo slittamento a destra del partito. Il problema maggiore per far emergere questi mal di pancia si porrebbe a Roma. E’ risaputo che una parte di Forza Italia sarebbe pronta ad appoggiare l’imprenditore Alfio Marchini, anche nel caso di una candidatura di Giorgia Meloni. Quest’ultima, peraltro, non brilla per novità nel panorama capitolino, visto che il suo partito era al governo della città insieme ad Alemanno. Tuttavia, più che dell’unità della coalizione, a destra c’è preoccupazione per la scelta dei candidati nei comuni più importanti. Non si trovano nomi spendibili e con chances di vittoria, il caso di Milano parla chiaro. 

Il centrosinistra, dal canto suo, sta masticando amaro. Vecchie divisioni, vecchi risentimenti, dentro e fuori dal Pd l’aria che si respira non è delle migliori. Nel Partito democratico la ‘Leopolda’ riaccende i malumori tra renziani e antirenziani. Questi ultimi organizzano un contro-evento per dire la loro, proprio non si sentono a casa in quel di Firenze. A Milano, intanto, va in scena il duello perfetto tra i due schieramenti interni: la partita delle primarie è tutta tra Giuseppe Sala e Francesca Balzani. 

A sinistra del Pd non va meglio. La neoformazione Sinistra Italiana discute l’opportunità di correre con il partito di Renzi, ma in alcuni comuni la rottura si è già consumata: a Torino, Bologna, e pare anche a Napoli. Intanto a Roma Stefano Fassina si è già candidato alla poltrona di sindaco, nonostante nel Lazio Sinistra Italiana partecipi al governo regionale con Zingaretti esprimendo persino il vice presidente. 

In questo scenario, l’unica nota di saggezza sembra venire da tre sindaci di spessore: Giuliano Pisapia, Massimo Zedda e Marco Doria con il loro appello all’unità del centrosinistra anche per scongiurare il pericolo di uno scivolone a destra come in Francia. I tre stanno amministrando città di rilievo, sono in campo ogni giorno e sanno quanto siano importanti convergenza di obiettivi e maggioranze per operare concretamente. 

Debora Serracchiani, vice presidente del Pd, dalle colonne dell’Unità fa sapere che la lettera di Pisapia, Zedda e Doria: “E’ per Sel. Al centro della loro attenzione c’è soprattutto quel partito. Poi certo”, aggiunge, “l’appello è rivolto anche al Pd che è l’altra gamba del tavolo. E noi, ce ne faremo carico per la parte che ci riguarda”. Toni non proprio concilianti ma le buone intenzioni sembrano esserci. Basteranno a ricucire gli strappi? Difficile fare un discorso generale, meno che mai per il voto amministrativo in cui contano le realtà locali. Ma una cosa sembra certa: la lotta dentro e fuori gli schieramenti che compongono il centrosinistra si sta traducendo sempre di più in uno scontro pro o contro Renzi. Questo renderebbe sempre di più l’unità della vecchia coalizione un miraggio. Perché si sa, Renzi può unire al centro, ma a sinistra è destinato a dividere. 

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