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ROMA – Devo confessare che questo è il primo film di Checco Zalone al quale assisto. Mi ci sono avvicinata con il pregiudizio che hanno tutti quelli che considerano “altro” il cinema d’autore, una diminuzio della quale il re Mida Zalone, alias Luca Medici, soffre e dovrà accettare di soffrire ancora, prima di essere considerato una firma. Ma chi non riconoscesse oggi il suo ultimo lavoro “Quo vado?” come ben fatto, può considerarsi uno snob. Persino la stampa l’ha molto applaudito nell’odierna conferenza di presentazione.

Ecco la trama. Checco Zalone è un bambino che, mentre molti sognano i mestieri più fantasticati, non ha altro desiderio che diventare un “posto fisso”, precorrendo i tempi e realizzando l’ambizione alla quale oggi aspirano le moltitudini. Checco, indirizzato dal padre, accede a questa chimera.  Sino a quando il governo non vara una riforma della pubblica amministrazione che decreta il taglio delle province. Questo comporta per Checco la scelta tra un trasferimento molto lontano o l’abbandono del posto fisso. Il nostro eroe sceglie l’ultima opzione finendo al polo nord dove, tra ghiacciai e temeraria caccia gli orsi, conosce Valeria, che gli farà scoprire come il mito della tranquillità non esista, ma siano tangibili invece le soddisfazioni di un’esistenza creativa … 

Fortemente centrato sull’attualità, Zalone personifica l’italiano medio, aggrappato con le unghie e con i denti al privilegio di una rendita senza produttività. In un mondo soggetto a un cambiamento drastico, dove le popolazioni del terzo mondo premono per avere diritto alla loro porzione di vita.

Un tema profondissimo che tira in ballo, non solo il nostro paese, ma l’evoluzione planetaria soggetta all’incremento demografico. Ciò che Zalone dimentica è che, a parte la perdita di sicurezza da parte delle pur egoistiche classi medie europee, il pianeta vede nei fatti i multimilionari diventare sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Non a caso un impiegato pubblico, in conferenza stampa, ha ricordato a Zalone che gli incentivi per lasciare il posto fisso, fantasticati nel film, nei fatti non esistono. 

“Quo vado?” potrebbe in ogni caso paragonarsi alle pellicole di Don Camillo e Peppone che, con grande sobrietà e ironia, sono state specchio di un’epoca a cavallo tra socialismo e mondo capitalista. La solidarietà sociale è oggi un bene destinato al tramonto? Il film di Zalone suggerirebbe invece – questo il suo valore – che sia l’unico rimedio a un pianeta dove l’educazione sia un pilastro sul quale poggiare l’assunzione di responsabilità, a partire dal singolo.

La prima Repubblica – Quo vado? – Vado Trailer

 

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