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ROMA – “Visto il forte interesse dei giovani verso l’agricoltura sarebbe utile istituire una banca della terra italiana per concedere in gestione i 500.000 ettari di terre pubbliche incolte e metterle a reddito, offrendo una opportunità di vita e di lavoro alle migliaia di giovani che oggi non hanno una traiettoria di futuro”.

È la proposta che Antonio Rosati, presidente di Arsial (Agenzia regionale per lo sviluppo e innovazione dell’agricoltura laziale) ha lanciato dal convegno per illustrare l’iniziativa didattica promossa insieme alla Coldiretti per portare la cultura contadina nelle scuole elementari e medie, coinvolgendo fino a novembre 5.000 studenti. “Nel Lazio – ha aggiunto Rosati – abbiamo dato in gestione 350 ettari di terre demaniali, non abbastanza per soddisfare le 2.000 richieste di concessione ricevute”. Il progetto didattico, curato da Giuseppe Napoletano della Coldiretti, diffonderà la conoscenza della storia degli ultimi cento anni di vita contadina e di lavoro rurale nel Lazio. Una mostra itinerante che porterà nelle scuole gli attrezzi utilizzati nelle campagne per mietere il grano, falciare i cereali, lavorare il burro e i formaggi, raccogliere le olive o anche per fare il pane. “Molti degli amici dei miei nipotini che vivono a Roma non hanno mai visto dal vivo una mucca, o una gallina e quando gli ho chiesto dove nascono fragole e angurie mi hanno risposto… sulle piante” ha detto Luigi Merz, imprenditore agricolo di Cerveteri che ha curato la raccolta degli attrezzi e che ne spiegherà caratteristiche e funzione durante il tour nelle scuole del Lazio. “Abbiamo fortemente voluto questa iniziativa perché la conoscenza dell’agricoltura aiuterà i bambini a familiarizzare con i valori della cultura contadina, su tutti il rispetto degli animali e dell’ambiente” ha detto nel suo intervento David Granieri, presidente della Coldiretti del Lazio. “Una mostra – ha commentato Sara Paraluppi, dirigente nazionale della Coldiretti – che premia il grande risveglio di interesse e il ritorno dei giovani alla terra. Fino a pochi anni fa i ragazzi ripiegavano sulle campagne perchè costretti dalla crisi e per la mancanza di occasioni di lavoro, mentre oggi molti di loro, diplomati e laureati, guardano all’agricoltura come scelta di vita consapevole, come una sfida da vincere puntando su professionalità e autodeterminazione”.

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