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Auguri Corriere! Centoquarant’anni di passione e impegno

ROMA – Auguri Corriere della Sera! Oggi lo storico quotidiano della borghesia economica italiana compie centoquarant’anni e giustamente, nei giorni scorsi, si è concesso un lungo inserto speciale celebrativo, caratterizzato dalle firme più prestigiose e amate dai lettori e dagli articoli che hanno segnato il percorso di una testata che nacque nell’anno dell’avvicendamento al governo fra la destra e la sinistra storica, con l’ascesa al potere di Agostino Depretis e l’inizio di una fase di modernità e innovazione sociale, politica e istituzionale della quale, nell’Italia del tempo, si avvertiva il bisogno.

Centoquarant’anni, direttori che hanno scritto alcune fra le pagine più importanti del giornalismo mondiale, milioni di articoli, tante rivelazioni e qualche clamoroso errore: ci sta, anche le cadute fanno parte di un cammino di crescita costante che dura tuttora e non terminerà mai, a conferma della vitalità di una professione che impone a chi vi si dedica di aggiornarsi di continuo per rimanere al passo con la modernità e le sue tendenze.

Centoquarant’anni e un profilo liberale che ha resistito pure ad uragani come il fascismo e la P2, benché il Corriere sia uscito devastato da quelle esperienze, con una perdita di autorevolezza e di credibilità compensata unicamente dalla grandezza di una redazione e di un gruppo di collaboratori con pochi eguali al mondo per capacità di scrittura, professionalità, dedizione e spirito di sacrificio.

Centoquarant’anni e un abito che è cambiato molte volte ma senza mai uscire dall’armadio di una sana visione liberale della società, capace di offrire un’informazione istituzionale ma non per questo sdraiata su questo o quel governo, non per questo servile, non per questo al servizio di quei poteri forti cui troppo spesso si è teso ad associare le pagine dell’istituzione di via Solferino.

Una sede, quella di via Solferino, che oggi non esiste più, a causa di un trasferimento, dettato dalle esigenze economiche, che costituisce un vulnus oggettivo al prestigio di un giornale che sia i lettori che gli addetti ai lavori erano soliti identificare con la propria sede; il che testimonia una tendenza preoccupante che, purtroppo, coinvolge tutto il giornalismo italiano, fra calo delle vendite, perdita di qualità e di spessore culturale e ristrettezze di bilancio che impongono piani di risanamento a spese dei lavoratori che stanno generando, un po’ ovunque, una classe di giornalisti poveri e precari.

Senza dimenticare la triste vicenda del recente disimpegno di FCA dall’azionariato del quotidiano, pesantemente stigmatizzata dal CDR, il quale, a ragion veduta, teme un rafforzamento della concorrenza e una possibile marginalizzazione a vantaggio, per l’appunto, di quello che gli osservatori più maligni hanno già ribattezzato il “Giornale della Nazione”, costituitosi con l’accordo fra la CIR di De Benedetti e la ItEdi della famiglia Agnelli-Elkann che controlla La Stampa e Il Secolo XIX. 

La scomparsa del patto di sindacato di cucciana memoria, con le azioni che, a differenza dei voti, si pesano e non si contano, i nuovi assetti del potere industriale, finanziario e bancario italiano, le svolte che stanno investendo negli ultimi anni il colosso di Mediobanca, i legittimi appetiti di Cairo e Della Valle, la scelta di un direttore di transizione come Luciano Fontana, al posto dell’indimenticabile De Bortoli, un futuro nebuloso ma comunque carico di aspettative e le speranze di noi lettori, di noi colleghi e di noi spettatori interessati, e in qualche misura protagonisti passivi di questa rivoluzione, che la testata più importante del panorama editoriale italiano conservi quell’indipendenza che è stata mantenuta persino in stagioni più difficili di quella, pur complessa e ingarbugliata, che stiamo attraversando. 

Forza, vecchio Corriere, non mollare! E, oggi più che mai, ricordati del motto di due delle tue firme più note e apprezzate, Biagi e Montanelli, i quali sostenevano di avere un solo padrone: il lettore.

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