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Garrincha e Audrey Hepburn: il giorno in cui morì la bellezza

Per una di quelle strane coincidenze della vita, a dieci anni l’uno dall’altra, ci hanno detto addio Garrincha, funambolo brasiliano così chiamato in quanto i suoi passi in campo somigliavano a quelli di una particolare specie di uccello che egli era solito cacciare da bambino, la garrincha per l’appunto, e Audrey Hepburn, icona di bellezza e sensualità in tanti film destinati a scrivere altrettanti capitoli essenziali della storia del cinema. 

Garrincha: il campione maledetto che riuscì nell’impresa di non far rimpiangere Pelé quando questi si infortunò al Mondiale cileno del ’62 e poi si perse in una bottiglia, annegando nell’alcol il proprio smisurato talento e la propria disperazione per la discesa del sipario su una carriera inimitabile. Garrincha, le cui finte erano spiazzanti. Garrincha, che suscitava al contempo meraviglia e dolore. Garrincha che se ne andò prima dei cinquanta, al termine di un’esistenza dissipata, travolto dai ricordi e dai rimpianti, da una depressione straziante e dell’incapacità di inventarsi un mondo e di trovare un ruolo nella società al di fuori del pallone. Garrincha e la dannazione dei fenomeni, lui che era un fuoriclasse inarrivabile ma anche un uomo sostanzialmente fragile, sconfitto dai propri demoni e condotto sull’orlo dell’abisso e infine nel baratro dalla propria impossibilità di essere normale. 

Audrey la splendida, Audrey che corre con Gregory Peck per le vie di una Roma oggi irriconoscibile, Audrey icona di Hollywood e mito universale  Audrey donna complessa ma, al tempo stesso, dotata di una straordinaria intelligenza, Audrey libera, felice, spensierata, dinamica e modernissima, Audrey che ci ha detto addio esattamente venticinque anni fa, lasciando in noi il dubbio se ci fossimo aggrappati a lei nel dopoguerra per consolarci delle miserie che avevamo vissuto fino a pochi anni prima o se fosse stata lei a prenderci dolcemente per mano e a condurci verso un destino decisamente migliore. 

Che tristezza, dunque, questo 20 gennaio che si è portato via prima un campione irripetibile e poi una diva cui si riusciva finanche a voler bene! Addio a entrambi, con la certezza che il distacco è definitivo e che, purtroppo, non basta qualche filmato per riportare in vita un immaginario e un’epoca verso cui oggi proviamo nostalgia. 

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