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ROMA  – «Oggi è un brutto giorno per l’Italia intera. Oggi è il giorno in cui con un emendamento di poche righe il Pd affossa la volontà di 27 milioni di italiani.

Cancellando l’articolo sei della legge di iniziativa popolare si elimina l’obbligo che l’acqua, la sua gestione e le infrastrutture idriche siano pubbliche. È come se un referendum non ci fosse stato. Come se i cittadini non avessero parlato. E invece hanno parlato, urlato un sì forte e deciso. Per questo noi del Movimento 5 Stelle oggi abbiamo ritirato la firma da questa legge porcata. Se la votassero loro. MA non ci fermeremo. Accanto ai comitati per l’acqua pubblica ci batteremo in Aula per riportare il testo alla sua vocazione originaria, nel rispetto del referendum. E impugneremo questo testo aberrante in ogni sede e in ogni luogo». È il commento di Federica Daga, M5S, prima firmataria della proposta di legge popolare.

«È incredibile rileggere oggi le dichiarazioni di Renzi nel 2011, in occasione dei referendum, e dello stesso Borghi. Sul sito del Pd è ancora riportata una sua frase del 2013 in cui si diceva assolutamente schierato a favore dell’acqua pubblica. Cosa è successo poi? Che evidentemente le multinazionali sono intervenute: tengono in scacco le nostre città e la classe dirigente. I cittadini se ne accorgeranno presto: nelle bollette, cheaumenteranno, e nel servizio idrico, che peggiorerà. Esattamente quello che è avvenuto nelle città – la maggior parte – in cui la gestione dell’acqua è già privata e gli investimenti sono calati del 19%».

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