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Catturato nello stesso quartiere di Bruxelles dov’era stato organizzata la strage di Parigi

PARIGI – Dopo una ricerca durata ben 127 giorni Salah Abdeslam, 26 anni, il ricercato “numero uno” in tutta Europa è stato catturato a Bruxelles.  Si tratta di uno dei principali uomini che hanno fatto parte del comando terroristico che il 13 novembre scorso ha provocato le stragi di Parigi.

E’ grazie ad un’operazione delle forze speciali che Salah è stato catturato, mentre si trovava con un altro complice in un edificio nel quartiere di Molenbeek a Bruxelles. 

La polizia aveva già effettuato diverse perquisizioni e aveva arrestato anche Amine Choukri e tre componenti della famigla che avevano ospitato i terroristi durante la loro latitanza. Ma era il ricercato numero uno l’obiettivo e alla fine  dopo una vera e propria sparatoria da Far West Salah è stato catturato ferito, proprio nello stesso quartiere da dove la strage era stata pensata e organizzata.

 “L’arresto di Salah Abdeslam è una tappa importante della lotta ma non è la conclusione della vicenda. Domani convocherò il Consiglio di Difesa, i ministri che si occupano di sicurezza e i sevizi segreti per continuare la battaglia contro il terrorismo”, ha detto il presidente francese François Hollande nel corso della conferenza stampa a Bruxelles. Le autorità francesi inoltreranno immediatamente al Belgio una richiesta di estradizione di Salah Abdeslam e sicuramente la otterranno”, ha annunciato Hollande.

Adesso,  a distanza di ore dalla cattura di Salah Abdeslam, il Belgio tira un sospiro di sollievo ma si interroga anche, come fa notare Le Derniere Heure, su chi abbia offerto il sostegno al terrorista superstite degli attentati di Parigi. “Da Molenbeek a Molenbeek”, titola Le Soir sottolineando l’assurdita’ di una fuga andata avanti per quattro mesi e terminata a poche centinaia di metri da casa sua; il direttore del quotidiano, Beatrice Delvaux, si rammarica anche del fatto che Salah “per quanto con le mani insanguinate” si sentisse protetto. Stesso interrogativo su un editoriale pubblicato proprio da Derniere Heure, dove Jean Marc Gheraille, fa notare che il fuggitivo si era rintanato “nel luogo che conosce meglio: Bruxelles”; proprio nella capitale belga “si e’ avvantaggiato di protezione, aiuto logistico e di aiuti della sua comunita’, almeno di una parte di essa. Mentre l’altra e’ rimasta in silenzio”. Ora, secondo la Delvaux occorre andare “oltre la repressione, il carcere, gli arresti”. “C’e’ un lavoro di fondo da fare in alcune aree di Molenbeek e altrove”. Sulla stessa lunghezza d’onda, L’Echo, secondo cui gli avvenimenti di venerdi’ rivelano “una parte sommersa dell’iceberg, l’estremismo. Quello di certi adolescenti, giovani uomini e donne, che vedono in Salah Abdeslam e nei suoi accoliti i  nuovi ‘eroi’ di un Occidente che sprofonda”; adesso occorre lavorare perche’ “non vedano piu’ in Abdeslam il riflesso del loro malessere, ma solo quel che e’, un volgare criminale”. 

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