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Scandalo petrolio. L’ex ministro si difende

ROMA – Federica Guidi, l’ormai ex ministro si difende pubblicamente e lo fa scrivendo una lettera al Corriere della Sera: “Non ho favorito mio marito, gli ho dato una notizia nota”, scrive riferendosi all’intercettazione tra lei e il consorte Gianluca Gemelli, indagato dalla procura di Potenza.

La Guidi spiega inoltre che le sue dimissioni sono state dettate non solo da “una scelta umana”, ma anche e soprattutto per “opportunità politica”.

“Sento l’esigenza di scrivere per chiarire alcuni punti e per sottolineare alcuni dati che nella polemica politica sono stati strumentalizzati e deformati. La polemica – sottolinea l’ex ministro – nasce da una telefonata a colui che considero a tutti gli effetti mio marito, nella quale lo informavo di un provvedimento parlamentare di portata nazionale. In particolare, gli davo notizia nota.

Insomma, nessuno ha rivelato segreti di Stato. Qualcuno ha gridato allo scandalo, al ministro che favorisce il marito. Non è vero. Io rivendico l’importanza di quella norma per il Paese. E’ bene anche entrare nel merito. Nella telefonata lo informavo di un emendamento che avrebbe consentito di accelerare i processi autorizzativi di molte opere strategiche, fra cui il cosiddetto progetto Tempa Rossa di Taranto, bloccato da anni. La società di mio marito, invece, operava come subappaltatrice in Basilicata per un lavoro che nulla aveva a che vedere con lo sviluppo del progetto di Taranto e risaliva ad epoca precedente a quella in cui sono stata nominata ministro”.

“Non era necessario – sottolinea ancora Guidi – un mio interessamento per mandare avanti una norma così importante. E comunque dopo che è stata approvata, non abbiamo attivato i poteri sostitutivi che la legge ci conferiva. In sintesi, appare chiaro che tutto è accaduto alla luce del sole, su un progetto strategico per il Paese e nel massimo rispetto del mio ruolo. Ovviamente, mi rendo conto che ci sono tutti gli ingredienti per uno scandalo mediatico: il ministro, la telefonata, il grande progetto industriale, un mio familiare. Ricamarci sopra per molti è stato facile. Ancor più facile in vista del referendum sulle trivelle, che per molti è occasione non di ragionamento serio ma di bagarre politica”.

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