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Galletti non faccia tifo per le trivelle, ma faccia il ministro dell’Ambiente e della tutela del mare

ROMA – La presa di posizione di ieri del Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, con la quale ha espresso preoccupazione per gli investimenti in caso  vittoria del si al referendum del 17 aprile a ben vedere urta pesantemente con il ruolo che ricopre.

Non va dimenticato, infatti, che la denominazione completa del dicastero che Galletti guida è Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare. Ora è su quest’ ultimo versante, ovvero quello della tutela del mare che è  necessario concentrarci.

Come noto, Greenpeace ha rilanciato con forza il proprio rapporto “ Trivelle fuori legge”. Il rapporto si basa sui dati di monitoraggio elaborati dall’ISPRA. Tale documentazione viene ottenuta a seguito di istanza pubblica di accesso agli atti ai sensi della l. n. 241/1990 presentata nel luglio del 2015.

La documentazione è però parziale  Infatti, i dati che il Ministero ha fornito a Greenpeace si  riferiscono solo a 34 impianti (di proprietà ENI e che estraggono gas) rispetto alle oltre 130 piattaforme operanti in Italia. Si tratta dei soli dati relativi ai piani di monitoraggio delle piattaforme attive in Adriatico che scaricano direttamente in mare, o iniettano/re-iniettano in profondità, le acque di produzione. 

Ora Greenpeace nel suo rapporto ha posto il tema rispetto ai monitoraggi ambientali delle restanti 100 piattaforme. Infatti, delle due l’una o i dati di controllo non ci sono o ci sono e non sono stati consegnati. E’ evidente che quale delle due sia la motivazione si tratta di un fatto estremamente grave. Attività a forte impatto ambientale completamente prive di controllo nel primo caso, assenza di trasparenza nel secondo. 

Inoltre e soprattutto, sulla base dei dati dei monitoraggi ambientali ISPRA, Greenpeace, attraverso il suo rapporto, è giunta alla conclusione che le piattaforme in Adriatico inquinano oltre i limiti di legge. Infatti, sostanze chimiche pericolose, si ritrovano abitualmente nei sedimenti e nelle cozze presenti nei pressi delle piattaforme, spesso in concentrazioni al di sopra dei limiti previsti per legge determinando un forte impatto sull’ambiente e sugli esseri viventi.

Queste sono le domande alle quali riteniamo che il Ministro dell’Ambiente debba rispondere perché mantenere il silenzio sul tema della diffusione delle informazioni ambientali rispetto a tutte le piattaforme esistenti e all’inquinamento che producono è inaccettabile proprio perché sono informazioni cruciali nel dibattito sul referendum del 17 aprile e che gli elettori devono assolutamente conoscere. Sono domande fondamentali alle quali non ci si può sottrarre. La trasparenza rispetto all’ecosistema del nostro mare è d’obbligo. Crediamo quindi che mettere a disposizione tutta la documentazione relativa a tutti gli impianti sia un atto dovuto. Il Ministro dovrebbe poi preoccuparsi di intervenire con la massima tempestività sugli impianti rilevatisi palesemente fuori legge e di intervenire con eguale tempestività per svolgere ogni opportuna verifica rispetto a tutte le piattaforme. Questo è quello che dovrebbe fare il Ministro della tutela del Mare e questo chiederemo incessantemente perché la democrazia è e deve essere una casa di vetro. Una  democrazia che ci chiama a partecipare, una democrazia da praticare a partire dall’imminente voto referendario del prossimo 17 Aprile dove voteremo Sì per difendere il nostro mare dalle violenze dei petrolieri e di chi li sostiene.

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