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Anniversario sisma L’Aquila. Una ferita ancora aperta

ROMA – Il fatto non sussiste ma uccide: e’ lo striscione simbolo che ha aperto ieri sera la fiaccolata all’Aquila, a sette anni dal terremoto che devasto’ la citta’ uccidendo 309 persone.

Lo slogan rimbalza da ore anche su Twitter, dove #LAquila e’ trend topic da oltre un’ora, insieme agli hashtag #ionondimentico e #iononridevo. In settemila, in religioso silenzio, hanno percorso le strade del capoluogo abruzzese per ricordare e rendere omaggio alle vittime, che salgono a 310 se si considera la citta’ stessa, dove le macerie sono ancora parte integrante del paesaggio e le attivita’ commerciali fanno fatica a ripartire. Poi da piazza Duomo la protesta si e’ spostata su un’altra piazza, quella di internet rappresentata dai social network, dove gli utenti concordano tutti sullo stesso punto: gli aquilani si sentono abbandonati nelle new town i cui balconi gia’ cadono a pezzi, traditi dalle promesse di una veloce ricostruzione e irritati e feriti dalle risate, emerse dalle intercettazioni telefoniche, del prefetto Giovanna Iurato e del costruttore Carmelo Virga, entusiasta per i “venti anni di lavoro per le macerie”.

“Era notte, quando all’improvviso a L’Aquila cadeva il mondo. E dopo 7 anni non si e’ fatto ancora giorno” scrive un internauta. Gli fa eco qualcuno: “Le risate di chi pensava al guadagno e la faccia tosta di chi “gesti'” l’emergenza. #LAquila e’ una ferita che non rimargina”. E ancora: “Dal G8 all’oblio, fra promesse mancate e risate da iena”. Altri invece ammoniscono i romani su Guido Bertolaso, allora numero uno della Protezione civile: “Quando qualcuno di voi avra’ la malaugurata idea di votare #Bertolaso come sindaco di #Roma, ricordatevi de #LAquila”. C’e’ chi infine sottolinea come gli aquilani debbano ancora fare i conti con il trauma di quella notte: “Che ne sapete voi del sangue che si gela nelle vene quando, ancora oggi, la giornata e’ interrotta da un boato qualsiasi”. Un’altra utente invece pubblica dei versi di San Martino del Carso di Giuseppe Ungaretti: “non e’ rimasto che qualche brandello di muro, di tanti che mi corrispondevano non m’e’ rimasto neppure tanto, ma nel mio cuore nessuna croce manca”. E osserva: “sembra scritta per L’Aquila”.

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