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ROMA –  Il sindacato dei giornalisti cinematografici, SNGCI, compie settant’anni: una data miliare che è stata celebrata, nel giorno dell’annuncio alla stampa delle cinquine concorrenti ai Nastri d’argento 2016, con il documentario di Antonello Sarno“Nastri 70 argento vivo”  dedicato all’attività del sindacato dal 1946. 

Un lavoro utile, affettuoso e autoironico quello di Sarno che, con sapiente montaggio, fa rivivere non solo la storia di un premio importante – l’Oscar italiano – ma un mondo la cui arte ha influenzato costume e mentalità del Belpaese, in una parola l’ha trasformato. Passano sullo schermo i nostri più grandi registi e attori da Visconti a Pasolini, dalla Loren alla Cardinale, all’immancabile Alberto Sordi che per i posteri sigla con una poesia l’importanza del Nastro d’argento italiano: “Nastro d’argento/velo dipinto/ occhio spento …”.

Laura Delli Colli – la grande signora dei Nastri, con lei alla Presidenza e con l’attuale direttivo, il SNGCI attraversa una stagione tra le più fulgide – ha voluto rendere omaggio a Vito Annicchiarico, indimenticabile interprete del piccolo Marcello, personaggio di “Roma città aperta”, film diretto da Roberto Rossellini nel ‘45, quando Vito aveva dodici anni. La Delli Colli ha insignito Annicchiarico di un Nastro Speciale come testimone del nostro neorealismo.

Infine sono state annunciate le cinquine dei Nastri d’argento: il maggior numero di candidature se le aggiudicano il supereroe romano interpretato da Claudio Santamaria in “Lo chiamavano Jeeg Robot”, diretto da Gabriele Mainetti; e l’ultimo film di Paolo Virzì “La pazza gioia” che, dopo essere stato presentato a Cannes, in due settimane ha incassato più di 3 milioni di euro. I vincitori saranno annunciati quest’estate a Taormina. Stasera al MAXXI grande cerimonia e parata di vip con nominati e premiati speciali. Anche se, ha tenuto a rilevare la Delli Colli, le sorprese non sono ancora finite.

Le cinquine dei Nastri d’argento 2016

Regia: Roberto Andò per “Le confessioni”, Claudio Cupellini per “Alaska”, Giuseppe Gaudino per “Per amor vostro”, Stefano Sollima per “Suburra”, Paolo Virzì per “La pazza gioia”.

Registi esordienti: Ferdinando Cito Filomarino per “Antonia”, Carlo Lavagna per “Arianna”, Gabriele Mainetti per “Lo chiamavano Jeeg Robot”, Piero Messina per “L’attesa”, Giulio Ricciarelliper “Il labirinto del silenzio”.

Miglior commedia: “Dobbiamo parlare” di Sergio Rubini, “Io e lei” di Maria Sole Tognazzi, “Natale col boss” di Volfango De Biasi, “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese, “Quo Vado” di Gennaro Nunziante.

Produttori: Marco Belardi, Lotus Film, per “La pazza Gioia” (Rai Cinema) e “Perfetti Sconosciuti” (Medusa film). Fabrizio Donvito, Benedetto Habib e Marco Cohen per “Alaska”, Nicola Giuliano, Francesca Cima e Carlotta Calori di Indigo Film con Adrea Occhipinti (Lucky Red) per “Io e lei”, Gabriele Mainetti per “Lo chiamavano Jeeg Robot”, Pietro Valsecchi (Taodue) per “Quo Vado”, “Chiamatemi Francesco” e “Non essere cattivo”.

Attori protagonisti: Stefano Accorsi per “Veloce come il vento”, Pierfrancesco Favino per “Suburra”, Elio Germano per “Alaska”, Claudio Santamaria per “Lo chiamavano Jeeg Robot”, Riccardo Scamarcio per “La prima luce” e “Pericle il nero”.

Attrici protagoniste: Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti per “La pazza gioia”, Paola Cortellesi per “Gli ultimi saranno gli ultimi”, Sabrina Ferilli per “Io e lei”, Valeria Golino per “Per amor vostro”, Monica Guerritore per “La bella gente”.

Attori non protagonisti: Claudio Amendola per “Suburra”, Fabrizio Bentivoglio per “Gli ultimi saranno gli ultimi”, “Forever Young” e “Dobbiamo parlare”, Peppino Di Capri per “Natale col boss”, Adriano Giannini e Massimiliano Gallo per “Per amor vostro” e Luca Marinelli per “Lo chiamavano Jeeg Robot”.

Attrici non protagoniste: Sonia Bergamasco per “Quo Vado”, Valentina Carnelutti per “La pazza gioia” e “Arianna”, Piera degli Esposti per “Assolo”, Greta Scarano per “Suburra”, Milena Vukoticper “La macchinazione”.

Miglior soggetto originale: Francesco Calogero per “Seconda primavera”, Alberto Caviglia per “Pecore in erba”, Ivan Cotroneo, Francesca Marciano e Maria Sole Tognazzi per “Io e lei”, Francesco Ghiaccio e Marco D’Amore per “Un posto sicuro”, Adriano Valerio ed Ezio Abbate per “Banat-il viaggio”.

Miglior sceneggiatura: Sergio Rubini, Carla Cavalluzzi e Diego De Silva per “Dobbiamo parlare”, Paolo Virzì e Francesca Archibugi per “La pazza gioia”, Nicola Guaglianone e Menotti per “Lo chiamavano Jeeg Robot”, Filippo Bologna, Paolo Costella, Paolo Genovese, Paola Mammini e Rolando Ravella per “Perfetti sconosciuti”, Francesca Marciano, Stefano Mordini e Valia Santella per “Pericle il nero”.

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