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Carcere. Ci vogliono risorse e nuove norme che vadano a modificare l’ordinamento penitenziario

ROMA – Dopo la condanna europea del 2013 l’Italia ha messo in piedi delle riforme per decongestionare il sistema. Oggi vi sono 14 mila detenuti in meno rispetto ad allora. Però negli ultimi mesi la decrescita si è purtroppo fermata.

Hanno ragione il Capo dello Stato e il ministro della Giustizia quando suggeriscono azioni dirette a favorire l’istruzione e il lavoro. Per fare questo ci vogliono risorse e nuove norme che vadano a modificare l’ordinamento penitenziario.
Per quanto ci riguarda noi proponiamo una serie di riforme per ridurre la popolazione detenuta: depenalizzare e legalizzare cannabis; ridurre e non aumentare le pene per i reati contro il patrimonio; ridurre ancora l’uso della custodia cautelare.
Per ciò che riguarda la vita interna: abolire l’isolamento per i minori; ridurlo al minimo per gli adulti, circoscrivere l’isolamento giudiziario, assicurare la piena libertà religiosa, garantire i diritto alla difesa per gli stranieri, assicurare il diritto ala sessualità, assumere educatori, operatori sociali, mediatori, interpreti e non più poliziotti che sono, in numero percentuale, tra i più alti d’Europa.
Anche nei momenti più difficili il sistema si è retto sulle gambe di tutto il personale: polizia, direttori e operatori sociali. A loro va assicurato pieno prestigio sociale ed economico.

Ad oggi poco meno del 30% dei detenuti lavora. Di questi solo una piccola parte (circa il 15%) con datore di lavoro privato. Sono solo 612 i detenuti impiegati in attività di tipo manifatturiero. 208 in attività agricole. Dunque la gran parte lavora per l’amministrazione penitenziaria in attività domestiche. Lavorare in carcere significa essere occupati per poche ore settimanali e guadagnare in media circa 200 euro al mese.  2.376 erano i detenuti iscritti nel secondo semestre 2015 in corsi professionali, pari al 4,55% dei presenti. Erano invece 3.864 nel 2009 per una percentuale del 6,07%. Le Regioni si disimpegnano progressivamente.

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