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70 milioni di europei sono analfabeti, In Italia è allarme

BRUXELLES  Settanta milioni di cittadini dell”Ue sono semianalfabeti, cioè hanno capacità di lettura e di scrittura insufficienti, e ancora di più hanno scarse competenze matematiche e digitali.

Per cercare di ridurre queste carenze nel capitale umano, che hanno ricadute economiche importanti, la Commissione Europea lancia un’agenda europea per le competenze composta di dieci azioni da sviluppare nel corso dei prossimi due anni, alcune delle quali vengono lanciate oggi. Tra queste, una Skills Guarantee, o garanzia per le competenze, che dovrebbe consentire agli adulti con basse competenze a raggiungere un livello sufficiente di scrittura e lettura e di competenze matematiche e digitali e, ove possibile, a prendere un diploma.

Il problema riguarda anche i migranti, dato che gli immigrati provenienti da Paesi esterni all’Ue residenti nell’Unione hanno un livello di competenze e titoli di studio inferiori alla media (43,5% di adulti privi di diploma, contro il 22,4% dei cittadini dei Paesi che li accolgono). “Le politiche sulla formazione sono molto importanti – spiega il vicepresidente della Commissione Europea Jyrki Katainen – quando si tratta di integrare nelle nostre società i nuovi arrivati, per far sì che i migranti possano portare un contributo alle nostre società il prima possibile. Con più persone che arrivano in Europa, la domanda se apportino o meno capitale umano è rilevante. Per questo dobbiamo investire di più nell”educazione”.

La scarsità di competenze non è limitata alla popolazione adulta o anziana, ma è diffusa anche tra le giovani generazioni: “Non si tratta di sostituire i lavoratori anziani con lavoratori più giovani – ha spiegato la commissaria europea al Lavoro Marianne Thyssen – perché abbiamo bisogno di entrambi. Se non guardiamo solo alle competenze digitali, ma alle competenze in generale, allora vediamo che sono un problema anche per i giovani” in Europa.

La situazione è particolarmente negativa in Italia, Paese in rapido invecchiamento: mentre nell’Ue il primo lavoro in crescita, la figura professionale più ricercata, è l’insegnante di scuola elementare o di asilo, in Italia è quella dell”operatore sanitario specializzato nell”assistenza alla persona (la seconda è l”impiegato generico, mentre nell’Ue è lo sviluppatore di app e di software). Mentre nell’Ue il 20% degli adulti ha una bassa alfabetizzazione (uno su cinque), in Italia la percentuale è del 28% (più di uno su quattro). Stesso gap per le competenze matematiche: sono insufficienti per il 24% degli adulti nell”Ue e per il 32% in Italia. La percentuale degli individui (tra 16 e 74 anni) privi di competenze digitali di base è del 57% in Italia e del 41% nell’Ue, un differenziale di ben 16 punti percentuali.

Non solo. Mentre nell’Ue il 40% delle imprese fatica a trovare dipendenti dotati delle competenze adeguate, in Italia ha difficoltà analoghe solo il 29,5% delle aziende. Considerando il grado medio delle competenze in Italia, inferiore a quello Ue, è improbabile che le aziende del nostro Paese trovino più facilmente personale qualificato rispetto alle omologhe europee. E’ probabile che si accontentino di competenze più basse. La percentuale delle imprese italiane che finanziano la formazione dei propri dipendenti è inferiore di 10 punti percentuali in Italia rispetto alla media Ue (56% contro 66%). Il tasso di occupazione nel nostro Paese dei giovani con basse competenze è del 46,7%, contro il 53,1% nell’Ue. Ma il dato più drammatico, e che sembra confermare la presenza di un problema strutturale nell’offerta di impiego, è quello del tasso di occupazione dei giovani altamente qualificati: mentre nell’Ue è dell’80,5%, in Italia è del 52,9%, vale a dire un differenziale di quasi ventotto punti percentuali. 

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