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Alfredino Rampi e il dolore mai sopito

I lettori più giovani, probabilmente, non sanno nemmeno chi fosse Alfredino Rampi, forse non hanno mai sentito la sua storia e non possono neanche immaginare ciò che avvenne in quei giorni di giugno del 1981, trentacinque anni fa, quando quel bambino di sei anni cadde in un pozzo artesiano nella località di Vermicino, alle porte di Roma, e ne uscì solo da morto, in quanto nessuno dei volontari, che pure si spesero per giorni, con tutte le forze che avevano, per tirarlo fuori, riuscì nell’impresa.

Alfredino Rampi e il suo senso di solitudine, di strazio, la sua disperazione, il suo freddo, la sua attesa disperata e infine la resa ad una sorte atroce, con tutta la vita ancora da vivere, mentre i genitori rimanevano attoniti e un Paese intero tratteneva il fiato, seguendo una diretta no stop che riguardava, per la prima volta nella storia, un cittadino comune.

Alfredino Rampi e il presidente Pertini che si recò sul posto per constatare di persona la situazione, infondere coraggio ai volontari, stare vicino ai parenti del piccolo, sostenerli moralmente e tentare di far fronte, con la sua autorevolezza, all’ondata di commozione che si diffuse quasi subito, con il rischio che si trasformasse in panico e inficiasse l’operato dei soccorritori.

Alfredino Rampi e il dolore mai sopito: per una morte ingiustificabile, per l’amara sensazione di non essere riusciti a fare abbastanza, anche se di sicuro era impossibile fare di più, per il senso di sconfitta, di tristezza, di rabbia e di sgomento collettivo che colse l’opinione pubblica quando si apprese la notizia che non c’era niente da fare, che nessuno di quegli eroi per caso era stato in grado di estrarlo e di riportarlo alla vita, che quel corpicino si era spento a sessanta metri di profondità, nel buio e nell’assenza di ogni umanità, in un inferno di angoscia impossibile da descrivere.

Alfredino Rampi e l’ingresso delle persone normali nella grande cronaca che diventa storia, tanto che dopo quella disgrazia venne istituita la Protezione civile, si fecero passi avanti giganteschi nel coordinamento dei soccorsi e oggi, forse, con gli strumenti messi a disposizione dalle moderne tecnologie, si sarebbe riusciti a salvarlo.

Alfredino Rampi e l’incredulità, la memoria che riaffiora, l’oblio impossibile, i sentimenti che rimangono dentro di noi e tornano in superficie quando meno te l’aspetti, trentacinque anni dopo, ricordando a tutti noi come eravamo, dove eravamo quel giorno, come abbiamo vissuto quella drammatica esperienza e a chi come me non c’era quanto coraggio, quanta bontà d’animo e quanta passione civile sia racchiusa nel nostro popolo nei momenti peggiori.

Alfredino Rampi, semplicemente un bambino, un grido, una voce che si spegne, una notte che discende su di noi e che da allora, almeno per quella famiglia, ha cancellato per sempre il concetto stesso di aurora.

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