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Street art. Banksy, il pittore inafferrabile. Da non perdere

All’interno galleria di alcune immagini della mostra di Banksy a Palazzo Cipolla

ROMA – Il vero nome e l’identità di Bansky, genio dei graffiti, non sono conosciuti. L’artista resta avvolto dal mistero, anche se secondo studi del Mail on Sunday e degli scienziati dell’università Queen Mary di Londra, sarebbe il 42enne inglese bianco, figlio della classe media, educato in una scuola privata di Bristol, città nella quale è certo sia cresciuto. Ciò malgrado sulla sua natura continuano confronti e dibattiti, è stato supposto si tratti di una donna o di un collettivo di sette artisti riuniti sotto lo stesso nome.

Sul muro di 730 chilometri che separa la Cisgiordania e lo stato di Israele – contrario al diritto internazionale come sancito dall’assemblea generale dell’Aia – vi sono nove dipinti di Banksy, i cui soggetti sono bambini che tentano di aggirarlo in volo aggrappati a palloncini, forarlo con paletta e secchiello, scrutare i paradisi di là dal muro attraverso squarci resi magistralmente con la tecnica del trompe l’oeil. L’ultimo suo murales, sulla parete dell’ambasciata francese a Londra, risale al gennaio del 2016 e critica l’uso di lacrimogeni in un campo di rifugiati a Calais. La curiosità ad alta tensione su Banksy continua a crescere perché il writer, inafferrabile primula rossa, eludendo ogni sorveglianza ha regalato, a Bristol e Londra, murales di una tale meraviglia da destare l’attenzione di collezionisti, gallerie e musei di tutto il mondo, pronti a pagare molto per aggiudicarsi una sua opera.

Ciò detto, chi non ha ancora visto a Roma le 150 opere di Banksy in mostra a Palazzo Cipolla, non perda la possibilità di farlo perché si tratta di un evento raro, che chiude il 4 settembre. L’esposizione – a cura di Stefano Antonelli e Francesca Mezzano, fondatori di 999Contemporary, e di Acoris Andipa, dell’Andipa Gallery di Londra – ha per titolo “Guerra, capitalismo & libertà”. Esposti dipinti originali, stampe, sculture e oggetti rari, mai resi pubblici in precedenza: collezione, ampia e senza precedenti, grazie a contributi di ogni dove.

 
La rassegna mette in luce il messaggio artistico di Bansky di fronte agli avvenimenti sociali e politici internazionali, dalla serigrafia di alcune scimmie che dichiarano ‘Laugh Now But One Day I’ll Be in Charge’ (Ridete adesso ma un giorno saremo noi a comandare), fino all’immagine di ‘Kids on Guns’ (Bambini sui Fucili) dove due piccoli con i loro orsacchiotti si parlano sopra una montagna nera di fucili; all’agghiacciante ritratto di Kim Phuc, la bambina della foto simbolo della guerra del Vietnam, tenuta per le braccia da Topolino e da un clown.

Nei suoi quadri la critica al capitalismo è assolutamente sarcastica: Morons, ad esempio, è la scena di un’asta in cui dei cretini comprano un’opera che denuncia la loro stupidità. Il consumismo è protagonista dei suoi strali ironici: da una parte l’artista rappresenta la caccia al carrello della spesa, dall’altra omaggia Kate Moss quale novella Marilyn e sembra rifare il verso ad Andy Warhol, altro più ambiguo critico dell’etica ed estetica del consumo. Alla fine dell’esposizione sul muro è riportato un concetto di Bansky: “Mi piace pensare di avere il coraggio di far sentire la mia voce in forma anonima in una democrazia occidentale ed esigere quelle cose in cui nessun altro crede – come la pace e la giustizia e la libertà”. 

Banksy in mostra a Roma a Palazzo Cipolla

Via del Corso 320

Fino al 4 settembre 2016

Ad Agosto dal martedì alla domenica 16.00 – 21.00

 

 

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