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Tanti auguri Mogol, il nostro canto libero

Giulio Rapetti, meglio conosciuto come Mogol, compie ottant’anni ed è impossibile per noi non immergerci negli infiniti capolavori che questo poeta contemporaneo ha regalato alla musica italiana nell’ultimo mezzo secolo.

Indimenticabile il sodalizio con Lucio Battisti, indimenticabili quelle miscele di grandezza umana e bellezza d’animo che hanno scandito le nostre serate, indimenticabili quegli anni a cavallo tra il boom e l’inizio della decadenza, in una delle fasi storiche più intense e artisticamente proficue di tutti i tempi. 

Impossibile non innamorarsi di canzoni come “Una lacrima sul viso”, “Se piangi, se ridi”, “È la pioggia che va”, “Riderà”, “Un’avventura”, “Non è Francesca”, “Acqua azzurra, acqua chiara”, “Dieci ragazze”, “Mi ritorni in mente” e, infine, quelle che hanno reso immortale Lucio Battisti: “Emozioni”, “La canzone del sole” e “Il mio canto libero”. 

“Emozioni” del 1970: una delle composizioni più intense, tristi e significative del duo Battisti-Mogol, probabilmente la canzone che ha consacrato i due non solo come autori in linea con i gusti melodici dell’epoca ma anche come innovatori e, soprattutto, come figure in grado di scavare a fondo nell’animo umano, interpretandolo in tutte le sue sfaccettature. 

“Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi / ritrovarsi a volare / e sdraiarsi felice sopra l’erba ad ascoltare / un sottile dispiacere / E di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire / dove il sole va a dormire / Domandarsi perché quando cade la tristezza / in fondo al cuore / come la neve non fa rumore / e guidare come un pazzo a fari spenti nella notte / per vedere / se poi è tanto difficile morire / E stringere le mani per fermare / qualcosa che / è dentro me / ma nella mente tua non c’è / Capire tu non puoi / tu chiamale se vuoi / emozioni…”

Senza dimenticare la poesia pura de “La canzone del sole”, con quell’inizio dirompente: “Le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi / le tue calzette rosse /e l’innocenza sulle gote tue / due arance ancor più rosse / e la cantina buia dove noi, / respiravamo piano / e le tue corse e l’eco dei tuoi no…oh no / mi stai facendo paura…”.

Infine, l’autentico capolavoro di quest’ineguagliabile sodalizio artistico: “In un mondo che / non ci vuole più / il mio canto libero sei tu / E l’immensità / si apre intorno a noi 

/ al di là del limite degli occhi tuoi…”.

Ecco cosa sono stati, insieme, Battisti e Mogol: la dolcezza, la meraviglia, l’immensità, il sorriso, la malinconia e una sorta di bellezza allo stato puro, candida, incontaminata e indispensabile per generare l’autentico stupore alla base delle loro composizioni. E a Mogol, paroliere senza tempo e uomo dall’animo nobile, va la nostra gratitudine.

L’eternità, se permettete, se l’è conquistata da solo.

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