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Jan Fabre. L’artista che dice pane al pane e vino al vino. Video

FIRENZE (nostro inviato) Fino al 2 ottobre la città di Firenze ospita la mostra Spiritual Guards di Jan Fabre, lo scultore, coreograforegista teatrale e scenografobelga, che purtroppo ha fatto parlare di se più per aver lanciato dei gatti per aria che per il proprio messaggio.

Nel 2012 Jan Fabre mise in scena sulle scale del municipio di Anversa uno spettacolo durante il quale fece usare, simbolicamente, da alcuni attori, dei mici che furono gettati al cielo e ripresi in braccio: alcuni caddero malamente a terra e questo provocò l’ira dei presenti. L’artista belga fu aggredito fisicamente dagli spettatori alla fine della performance. Gli animalisti, in particolare, contestano che le sue opere siano arte giacché rappresentano cani, scoiattoli, corvi e ancora gatti imbalsamati, appesi al soffitto con dei ganci. Per fermare questi suoi lavori è nata persino una petizione online.

Jan Fabre fa della provocazione il suo marchio di fabbrica ed è riconosciuto in tutto il mondo, tra i protagonisti più visionari e innovatori della scena europea proprio perché oltrepassa le barriere. Nel 2005 fece scandalo per aver organizzato uno spettacolo al festival d’Avignone in cui sperimentava le potenzialità espressive dei liquidi corporei quali urina e sangue. Poi fu la volta di “Orgy of Tolerance”, pièce scandalosa e ironica per una scena di masturbazione collettiva che sbeffeggiava l’idolatria consumistica. Le sue creazioni sono state esposte al Louvre.

A Firenze si possono ammirare di Jan Fabre oltre settanta opere create tra il 1978 e il 2016, senza contare i filmati di alcune storiche sue performance. Ogni creatura è stata scelta come parte di un discorso in una sede che si addice al linguaggio dell’artista poiché, essendo stato il Forte un luogo di difesa, trasmette la vita, le ambizioni e le angosce della storica signoria dei Medici con emozioni di controllo e abbandono, desideri di protezione armata e slancio spirituale che sono universali e opposte. Tali ambivalenze sono espresse dai sette scarabei bronzei nei punti di vedetta del Forte e da una serie di autoritratti dell’artista. Gli scarabei, angeli di metamorfosi, guardiani-custodi, simboleggiano il passaggio tra la dimensione terrena e la vita eterna con il loro continuo movimento; possiedono una bellissima corazza che mette in luce drammaticamente la vulnerabilità di un corpo “regale”. Per Fabre gli scarabei sono guardiani a difesa della bellezza, in altre parole dell’arte. L’artista rappresenta insomma i conflitti della vita, che é lacrime e sangue e incomparabile incanto. Come dargli torto?

Gli autoritratti di Jan Fabre al Forte Belvedere sono un tripudio di croci e di corna. Una signora osservando sculture e filmati, ha affermato che lui, oltre a essere matto, deve avere la sindrome del “cornuto”. Croci e corna simboleggiano certo il calvario umano del tradimento, ma nel suo particolare linguaggio rappresentano la forza, come autodifesa e attacco. Nei fatti Jan Fabre è volto alla sperimentazione di un nuovo modo di comunicare e ama dire pane al pane e vino al vino. Prima che la sua mostra avesse inizio, in Piazza della Signoria, ha realizzato una performance che è stata ripresa in un video: si è fatto chiudere in una pellicola che l’ha reso simile a un verme e ha strisciato, con molto sudore, davanti alle opere d’arte di Firenze. E’ un omaggio alla “creatura di creature” che ciascuno é. Il messaggio è chiaro: se è cancellata dall’ecosistema anche l’esistenza di un solo verme la vita tutta è finita. Se l’ultimo artista spira, così l’umanità. Conserviamo dunque a Jan Fabre, nonostante l’infortunio dei gatti, un posto in evidenza. Da non perdere.

Jan Fabre. Spiritual Guards
Piazza della Signoria e Palazzo Vecchio, 15 aprile – 2 ottobre 
Forte Belvedere, 14 maggio – 2 ottobre 
Direzione artistica Sergio Risaliti
Mostra a cura di Joanna De Vos e Melania Rossi

Jean Fabre – Spiritual guards – video

 

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