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Venezia 73. Lo sguardo dell’Oriente al Lido

LIDO DI VENEZIA – Tra i film arrivati dall’Oriente alla 73esima Mostra del Cinema di Venezia, c’é grande attesa per l’unica pellicola asiatica in concorso: The Woman Who Left del regista filippino Lav Diaz.

Ambientato nel 1997, racconta la storia di Horacia, una donna finita in carcere ingiustamente per 30 anni, accusata di un crimine mai commesso.  Tornata in libertà scoprirà che il suo mondo affettivo é radicalmente cambiato, il marito é morto e la figlia é scomparsa. Lav Diaz é una delle punte di diamante della cinematografia filippina.  Al suo esordio in concorso al Lido, un rappresentante della cinematografia asiatica senza dubbio unico e speciale, che ha sempre offerto opere singolari di grande vitalità. Inoltre il cineasta filippino é capace di creare un legame speciale tra lo spettatore e i suoi personaggi descrivendo condizioni esistenziali sempre universali.  Le sue pellicole sono celebri per la durata ricordiamo all’ultima Berlinale, il film  in bianco e nero, di 8 ore, a Lullaby to the Sorrowful Mystery e nel 2014 a Locarno il Pardo d’oro durato 4 ore; From What Is Before. Con The Woman Who Left, 226 minuti, ci attendiamo una pellicola poetica sull’esistenza umana.  

Un primo piano sulla vita dei più oppressi, in un mondo messo a dura prova da condizioni ostili, l’ha offerto “The  Net”, un film d”accusa, tragica storia di un pescatore raccontata dal regista Sud Coreano Kim Ki Duk, che narra la solitudine di un uomo in un sistema che imbriglia con soprusi, senza via d’uscita, il regista Leone d’Oro nel 2012 con Pietà, ci ha proposto un tema di portata universale

Nel film vediamo come la sete di potere, arricchimento, prevaricazione siano le costanti di un mondo che non ha più alcun rispetto del singolo individuo Il film é ambientato nella Corea del Sud e nella Corea del Nord, due realtà differenti, due paesi che vivono un teso conflitto, uno con dittatura Comunista, l’altro Capitalista, due differenti realtà sociali, ma che portano il singolo individuo a un medesimo risultato e il diritto del più forte é il solo a essere riconosciuto.

Il protagonista un pescatore Nam Chul-woo interpretato magnificamente, da Ryoo Seung-bum, nato in Corea del Nord vivrà una kafkiana avventura, in seguito a una deriva giungerà nella Corea del Sud, dove dovrà affrontare interminabili interrogatori, soprusi, controlli in nome della sicurezza nazionale, poi rientrerà libero nel suo paese d’origine, ma in sostanza non cambierà molto per lui.

Sempre dalla Corea del Sud coinvolgente il film fuori concorso The Age of Shadows di Kim Jee woon, con i suoi inseguimenti e sparatorie che tengono in tensione lo spettatore. La storia di spionaggio, ambientata negli anni 30, vede Gong nei panni del leader degli Heroic Corps, un violento gruppo coreano che spinge in ogni modo per l’indipendenza dall’imperialismo del Giappone. Nel film Song interpreta un agente segreto, un coreano doppiogiochista che lavora per i giapponesi e cerca di ostacolare la rivolta.  

 Venezia ha accolto fuori concorso, il ritorno dell’ autore cinese Ku Qian con Bing Wang, (In cerca di una vita migliore) al Lido in concorso nel 2010 con Tre sorelle di Yunnah, un film documentario, splendido racconto in immagini, che ha ricevuto il Gran Premio nel 2012 nella sezione Orizzonti. 

Il film documentario é una cronaca amara e tragica della Cina di oggi, dove i migranti che arrivano cercando una vita migliore trovano solo modeste opportunità e condizioni di vita difficili che spingono tutti a rapporti violenti e oppressivi. 

 

 

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